Infiammazione dell’ileopsoas, come riconoscerla e cosa fare quando fa male l’inguine

Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 21/10/2026

“Mi fa male l’inguine quando alzo la gamba per entrare in macchina.” Oppure “mi hanno detto che ho lo psoas infiammato, anzi accorciato, ed è per questo che ho mal di schiena”. Sono due frasi molto comuni, e mescolano cose vere e cose da ridimensionare. Il dolore legato all’ileopsoas è una causa frequente di dolore all’inguine negli sportivi, si riconosce soprattutto con la visita e di solito migliora con un percorso di esercizi graduale. Lo psoas “accorciato” come causa del mal di schiena, invece, ha poche prove a favore. Vediamo perché.

Quando non aspettare. Se dopo una caduta hai un dolore forte all’anca o all’inguine e non riesci ad appoggiare la gamba, vai subito in pronto soccorso. Senti il medico in giornata se il dolore è arrivato all’improvviso senza un trauma, se l’anca è gonfia e calda oppure se hai febbre e ti senti male. Trovi tutti i segnali d’allarme più sotto.

Cos’è l’ileopsoas e dove fa male

L’ileopsoas è formato da due muscoli, lo psoas, che parte dalle vertebre lombari, e l’iliaco, che riveste l’interno del bacino. Si uniscono in un unico tendine che passa davanti all’anca e si attacca al femore, nella parte alta e interna della coscia. Il suo compito principale è sollevare la coscia verso il busto, come quando sali un gradino alto, corri o calci un pallone.

Per questo il dolore si sente di solito davanti all’anca e nella piega dell’inguine, a volte un po’ più in basso, nella parte alta della coscia. In questa zona però il dolore può avere anche altre cause, e alcune sono descritte più avanti.

Infiammazione, tendinite o dolore inguinale legato all’ileopsoas?

“Infiammazione dell’ileopsoas” e “tendinite dell’ileopsoas” sono le espressioni più usate, ma gli esperti preferiscono parlare d’altro. Il gruppo internazionale riunito a Doha per mettere ordine nel dolore inguinale degli sportivi ha scelto il nome dolore inguinale legato all’ileopsoas e ha deciso di non raccomandare termini come “tendinite” o “tendinopatia dell’ileopsoas”, perché suggeriscono un meccanismo che di solito nessuno ha dimostrato (Weir e colleghi, 2015).

Nella maggior parte dei casi il problema somiglia più a un tessuto sovraccaricato, che ha ricevuto più lavoro di quanto riuscisse a sopportare, che a una vera infiammazione da spegnere.

Quanto è frequente

In uno studio danese su 207 sportivi con dolore all’inguine da molto tempo, l’ileopsoas era la causa principale nel 36% dei casi, dietro solo agli adduttori. Un terzo delle persone aveva più di una struttura coinvolta insieme (Hölmich, 2007). Anche negli infortuni improvvisi conta. In 110 atleti visitati entro una settimana dal trauma, l’ileopsoas e il retto femorale risultavano coinvolti nel 15-25% dei casi (Serner et al., 2015).

Ileopsoas, i sintomi e come si riconosce

Secondo il consensus di Doha il dolore legato all’ileopsoas si riconosce dalla dolorabilità alla pressione del muscolo, ed è più probabile se fa male anche (Weir e colleghi, 2015):

  • sollevare la coscia contro una resistenza;
  • allungare la parte anteriore dell’anca, per esempio portando la gamba indietro.

Una revisione sistematica pubblicata a luglio 2026 ha confrontato i test clinici disponibili. I più promettenti erano un test che combina flessione e rotazione esterna dell’anca e la flessione dell’anca contro resistenza da seduti. Gli autori avvertono però che gli studi erano pochi e con un alto rischio di errore, e che i test fatti da sdraiati riconoscono molti casi ma danno anche molti falsi allarmi (Vandeputte et al., 2026). In pratica nessun test basta da solo, e conta il quadro completo.

A volte si sente anche uno scatto nella parte anteriore dell’anca quando si alza e si abbassa la gamba. È la cosiddetta anca a scatto interna, che può accompagnare i disturbi dell’ileopsoas (Johnston et al., 1998).

Borsite ileopectinea, di cosa si tratta

Tra il tendine dell’ileopsoas e l’anca c’è una piccola borsa piena di liquido che riduce l’attrito, chiamata borsa ileopectinea o borsa dell’ileopsoas. Quando si irrita si parla di borsite ileopectinea. Una revisione la descrive come una causa poco frequente e poco riconosciuta di dolore davanti all’anca e di anca a scatto, che di solito si diagnostica con la storia e la visita. L’ecografia può aiutare a confermarla, mentre risonanza e TAC servono soprattutto a escludere altri problemi (Johnston et al., 1998). La cura migliore, ammettono gli autori, non è ancora stabilita.

Le altre cause da non confondere

Il dolore davanti all’anca non viene sempre dall’ileopsoas. Il consensus di Doha ricorda che può venire anche dagli adduttori, dal canale inguinale, dal pube o dall’articolazione dell’anca, e che va pensato anche a ernie, nervi irritati, dolore che arriva dalla schiena e problemi di organi interni (Weir e colleghi, 2015). Se il dolore è nell’interno coscia ed è nato con uno scatto, è utile la nostra guida dedicata allo stiramento degli adduttori. Se invece senti l’anca che si blocca o cede, può esserti utile la pagina sul dolore all’anca.

Anche gli esami vanno letti con cautela. Nello studio sui 110 atleti, quando la visita indicava l’ileopsoas o il retto femorale, la risonanza o l’ecografia mostravano la lesione in un punto diverso in più di un caso su tre (Serner et al., 2015).

Lo psoas “accorciato” causa il mal di schiena?

Lo psoas parte dalle vertebre lombari, quindi se è “corto” tirerebbe la schiena in avanti, aumenterebbe la curva lombare e farebbe male. Il ragionamento è intuitivo, ma i dati non lo confermano.

In uno studio su 600 adulti, metà con mal di schiena e metà senza, sono state misurate 17 caratteristiche fisiche. La lunghezza dell’ileopsoas, come quella dei muscoli posteriori della coscia e degli addominali, la curva lombare e l’inclinazione del bacino non erano associate al mal di schiena. Contavano di più la resistenza dei muscoli della schiena e la forza di alcuni gruppi muscolari, tra cui proprio i flessori dell’anca (Nourbakhsh e Arab, 2002). È uno studio trasversale, che fotografa un momento e non dimostra cause, ma va nella direzione opposta al mito.

C’è poi un dubbio sullo stretching. Una revisione ha mostrato che dopo programmi di allungamento di 3-8 settimane la maggiore flessibilità dipende soprattutto da una diversa tolleranza alla sensazione di stiramento, più che da un muscolo diventato davvero più lungo (Weppler e Magnusson, 2010). Allungarsi può dare sollievo e non fa male, ma l’idea di “allungare lo psoas per sistemare la schiena” ha basi deboli. Per prevenire il mal di schiena l’esercizio con più prove è un altro, e trovi qualche spunto nell’articolo con 5 esercizi per prevenire il mal di schiena.

Cosa fare se ti fa male l’ileopsoas

Se hai escluso i segnali d’allarme, ecco cosa ti conviene fare da subito, in linea con i consigli del servizio sanitario inglese per il dolore all’anca (NHS, Hip pain):

  • non fermarti del tutto, ma muoviti entro i limiti del fastidio;
  • riduci per un periodo le attività che fanno male di più, come scatti, calci, salite ripide e addominali con le gambe sollevate;
  • evita le sedie molto basse e di portare pesi;
  • se ti dà sollievo, usa il ghiaccio avvolto in un panno, al massimo per 20 minuti ogni 2 o 3 ore.

Cosa prendere per il dolore

Il servizio sanitario inglese indica antidolorifici da banco come paracetamolo o ibuprofene (NHS, Hip pain). Servono a stare meglio nei giorni peggiori, non a guarire, e vanno scelti con il medico o il farmacista.

Esercizi e fisioterapia per l’ileopsoas

Una precisazione onesta. Mancano studi di confronto ben fatti sul trattamento del dolore all’ileopsoas. La revisione del 2026 ha raccolto soprattutto serie di casi, e in quelle il trattamento conservativo funzionava nel 77-100% degli sportivi e di chi non aveva subito interventi all’anca (Vandeputte et al., 2026). Numeri incoraggianti, da prendere con prudenza.

Nella pratica il percorso parte da una visita che distingue l’ileopsoas dalle altre cause. Poi si lavora con esercizi che caricano i flessori dell’anca in modo progressivo, partendo da contrazioni leggere e arrivando ai gesti dello sport, insieme a una gestione del carico in allenamento. Dato che allungare i flessori dell’anca può risvegliare il dolore (Weir e colleghi, 2015), nelle prime fasi lo stretching intenso di solito non è la priorità. Esercizi e carichi si scelgono sulla persona e si aumentano un passo alla volta, guardando come risponde il dolore.

Per le terapie passive come Tecar, laser o ultrasuoni mancano studi di buona qualità sul dolore all’ileopsoas. Per questo non vanno considerate una cura.

Quanto dura il dolore all’ileopsoas

Qui un numero affidabile non c’è, perché mancano studi che abbiano seguito nel tempo un gruppo ampio di persone con questo disturbo. In generale un sovraccarico recente si risolve prima di un dolore che dura da mesi.

Infiltrazioni e chirurgia, quando se ne parla

Le infiltrazioni guidate con ecografia danno un miglioramento a breve termine nel 50-70% delle persone, con risultati meno duraturi quando il problema è meccanico, come dopo una protesi d’anca (Vandeputte et al., 2026).

La chirurgia è un’ultima opzione. Nelle anche senza protesi, quattro studi di confronto non hanno trovato un vantaggio chiaro nel tagliare il tendine dell’ileopsoas rispetto al solo trattamento dei problemi dentro l’articolazione, e l’intervento lasciava il muscolo più piccolo e più debole. Dopo una protesi d’anca, invece, sia il taglio del tendine sia la revisione della protesi possono migliorare dolore e funzione, e il risultato dipende molto dalla posizione dell’impianto (Vandeputte et al., 2026).

Segnali d’allarme, quando non aspettare

Ho riorganizzato queste indicazioni a partire da quelle del servizio sanitario inglese sul dolore all’anca (NHS, Hip pain).

Pronto soccorso o 118 dopo una caduta o un trauma, se:

  • il dolore all’anca o all’inguine è forte;
  • non riesci a camminare o a caricare il peso sulla gamba;
  • senti formicolio o perdi sensibilità all’anca o alla gamba.

Fatti accompagnare o chiama l’ambulanza, senza metterti alla guida.

Medico in giornata, anche senza trauma, se:

  • il dolore all’anca è forte ed è comparso all’improvviso;
  • l’anca è gonfia, calda o la pelle intorno ha cambiato colore;
  • hai febbre o brividi e ti senti poco bene. Raramente il muscolo psoas può essere sede di un ascesso, un’infezione con sintomi vaghi che va riconosciuta in fretta (Mallick et al., 2004).

Visita nei prossimi giorni se il dolore ti impedisce le attività normali o il sonno, peggiora, si ripresenta spesso, non migliora dopo due settimane di cure a casa, oppure se al mattino l’anca resta rigida per più di mezz’ora.

Domande frequenti

Lo stretching dello psoas fa bene o fa male? Non è vietato, e se ti dà sollievo puoi farlo con dolcezza. Quando l’ileopsoas è dolente, però, l’allungamento è proprio uno dei movimenti che lo provocano (Weir e colleghi, 2015), quindi nelle fasi iniziali conviene dare la priorità a esercizi di carico graduale.

Serve l’ecografia o la risonanza? Non sempre. Contano soprattutto il racconto dei sintomi e la visita, l’ecografia può confermare una borsite e la risonanza serve a escludere altre cause (Johnston et al., 1998). Nei traumi recenti, inoltre, gli esami e la visita non sempre indicano lo stesso punto (Serner et al., 2015).

Ho una protesi d’anca e mi fa male davanti all’inguine, può essere l’ileopsoas? Sì, il dolore all’ileopsoas può comparire anche dopo una protesi, spesso per un contatto meccanico tra tendine e impianto (Vandeputte et al., 2026). Va segnalato al chirurgo che ti ha operato, perché il percorso è diverso da quello di un’anca senza protesi.

Cosa puoi fare adesso

Se ti fa male l’inguine quando sollevi la gamba, ripassa prima i segnali d’allarme. Se nessuno ti riguarda, riduci le attività che scatenano il dolore senza fermarti del tutto, lascia da parte gli allungamenti forzati e annota quali movimenti ti danno fastidio, perché sono indizi utili per chi ti visiterà. Se dopo un paio di settimane non va meglio, una visita accurata serve soprattutto a capire se il problema è davvero l’ileopsoas o un’altra struttura vicina. Se ti interessa sapere chi firma questi articoli e come lavora il centro, la presentazione di F3 è qui.

Quanto scritto qui ha valore informativo e non sostituisce una visita dal medico.

Fonti

  • Weir A et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. British Journal of Sports Medicine, 2015. doi:10.1136/bjsports-2015-094869
  • Hölmich P. Long-standing groin pain in sportspeople falls into three primary patterns, a “clinical entity” approach: a prospective study of 207 patients. British Journal of Sports Medicine, 2007. doi:10.1136/bjsm.2006.033373
  • Serner A et al. Diagnosis of acute groin injuries: a prospective study of 110 athletes. American Journal of Sports Medicine, 2015. doi:10.1177/0363546515585123
  • Vandeputte FJ et al. Clinical diagnosis and treatment of iliopsoas-related groin pain: a systematic review. Journal of Clinical Medicine, 2026. doi:10.3390/jcm15155912
  • Johnston CA et al. Iliopsoas bursitis and tendinitis. A review. Sports Medicine, 1998. doi:10.2165/00007256-199825040-00005
  • Nourbakhsh MR, Arab AM. Relationship between mechanical factors and incidence of low back pain. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2002. doi:10.2519/jospt.2002.32.9.447
  • Weppler CH, Magnusson SP. Increasing muscle extensibility: a matter of increasing length or modifying sensation? Physical Therapy, 2010. doi:10.2522/ptj.20090012
  • Mallick IH et al. Iliopsoas abscesses. Postgraduate Medical Journal, 2004. doi:10.1136/pgmj.2003.017665
  • NHS. Hip pain in adults, revisione del 20 novembre 2025. nhs.uk/symptoms/hip-pain

Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore