Tendinite achillea, perché il tendine fa male e come tornare a caricarlo
Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 24/10/2026
“Al mattino i primi passi sono rigidi e il tendine dietro la caviglia fa male, poi si scalda e va meglio. Devo smettere di correre?” È una domanda che arriva soprattutto da chi corre. Di solito la risposta è no, non del tutto, perché la tendinite achillea si cura soprattutto con un carico progressivo e meno con il riposo assoluto. Qui trovi cosa succede al tendine, le due forme principali, cosa aiuta davvero, quanto tempo serve e quando il dolore va controllato subito.
Quando non aspettare. Se durante uno sforzo hai sentito un colpo secco o uno schiocco dietro la caviglia e ora fatichi a camminare o non riesci a salire sulle punte, fatti valutare in giornata. Può essere una rottura del tendine. Parlane presto con il medico anche se il dolore è comparso dopo una cura con antibiotici fluorochinoloni. L’elenco completo è nella sezione dedicata, verso la fine.
Cos’è la tendinite achillea e perché oggi si chiama tendinopatia
Il tendine d’Achille collega i muscoli del polpaccio al calcagno. Per anni si è parlato di “tendinite”, cioè di infiammazione. Oggi gli studi mostrano che dentro il tendine succede qualcosa di più complesso, con fibre di collagene disorganizzate, nuovi piccoli vasi e nervi, e anche una componente infiammatoria. Per questo si preferisce il termine tendinopatia, che descrive un tendine che fa male, funziona peggio e regge meno l’esercizio (Millar et al., 2021).
Non riguarda solo gli sportivi. In uno studio olandese ogni anno circa 2 adulti su 1.000 tra i 21 e i 60 anni andavano dal medico di famiglia per questo problema, e solo in un caso su tre era registrato un legame con lo sport (de Jonge et al., 2011).
Le due forme, porzione media e inserzionale
La linea guida olandese, scritta da medici, fisioterapisti e pazienti, distingue due forme in base a dove fa male (de Vos et al., 2021):
- porzione media. Il dolore è 2-7 centimetri sopra il punto in cui il tendine si attacca al calcagno. Il tendine fa male quando lo carichi e se lo pizzichi tra le dita, e spesso in quel punto è ispessito;
- inserzionale. Il dolore è proprio sull’attacco al calcagno, entro 2 centimetri. Anche qui fa male con il carico e alla palpazione, e il tendine può essere ispessito.
Se ci sono tutti questi segni non servono esami, e l’ecografia serve solo se il quadro è dubbio, se l’andamento cambia in modo inatteso o se si valuta un intervento. La distinzione conta anche per gli esercizi, perché nella forma inserzionale la linea guida consiglia di iniziare in piano, senza far scendere il tallone oltre il bordo di un gradino.
Perché viene
Di solito il tendine si sovraccarica quando lo sforzo aumenta più in fretta di quanto riesca ad adattarsi, per esempio con più chilometri di corsa, salite, salti o un cambio di scarpe o di superficie. Il fattore di rischio con le prove più solide è aver già avuto una tendinopatia agli arti inferiori (de Vos et al., 2021).
Ci sono poi cause meno ovvie, che la linea guida chiede di non trascurare:
- nella forma inserzionale, una malattia reumatica come la spondiloartrite, da sospettare se hai psoriasi o un mal di schiena cronico iniziato prima dei 45 anni;
- nella porzione media, l’ipercolesterolemia familiare, soprattutto se hai valori di colesterolo molto alti o parenti stretti con malattie cardiovascolari precoci;
- alcuni antibiotici fluorochinoloni. In una revisione di 15 studi, chi li assumeva aveva un rischio di tendinite achillea circa 4 volte più alto e un rischio di rottura circa 2,5 volte più alto, con un rischio maggiore dopo i 60 anni e insieme al cortisone (Alves et al., 2019).
Sintomi del tendine d’Achille infiammato
I segni tipici sono il dolore dietro la caviglia con l’attività, la rigidità al risveglio e il tendine sensibile al tatto. Spesso il dolore cala dopo il riscaldamento e torna più forte a fine allenamento o il giorno dopo.
Il dolore dietro il tallone può avere anche altre cause, come una borsite o un problema all’osso. Per le punte ossee sotto il calcagno trovi un approfondimento sullo sperone calcaneare. Se invece il dolore è nel ventre del polpaccio ed è comparso all’improvviso durante uno scatto, potrebbe essere uno strappo al polpaccio.
Cosa fare, il carico progressivo come cura principale
La linea guida olandese mette al primo posto tre cose (de Vos et al., 2021):
- capire il problema, cioè sapere cosa sta succedendo al tendine e che i tempi sono di mesi;
- gestire il carico, sospendendo per un periodo le attività che provocano dolore, sostituendole con altre che il tendine tollera e poi aumentando gradualmente, usando il dolore come guida;
- rinforzare il polpaccio in modo progressivo per almeno 12 settimane.
L’esercizio eccentrico. Il programma più studiato è quello di Alfredson, con discese lente sulle punte da un gradino. Nel primo piccolo studio, senza sorteggio, 15 sportivi amatoriali erano tutti tornati a correre in 12 settimane (Alfredson et al., 1998).
Il rinforzo pesante e lento. In un trial danese su 58 persone, un programma di esercizi pesanti eseguiti lentamente ha dato gli stessi risultati dell’eccentrico, mantenuti a un anno. I partecipanti però lo seguivano con più costanza, 92% delle sedute contro 78% (Beyer et al., 2015). Non esiste quindi un solo esercizio giusto, conta quello che riesci a fare con regolarità.
Si può continuare a correre? In un trial svedese, chi ha continuato corsa e salti usando una scala del dolore è migliorato quanto chi si è fermato per sei settimane (Silbernagel et al., 2007). In pratica un dolore lieve durante l’attività è accettabile, se il giorno dopo non è peggiorato.
Aspettare e basta non funziona. Nella forma cronica, restare in attesa porta pochi o nessun miglioramento nel breve periodo (de Vos et al., 2021). In un trial tedesco, a quattro mesi si era sentito guarito o molto migliorato il 60% di chi faceva esercizi eccentrici, contro il 24% di chi aspettava (Rompe et al., 2007).
Cosa prendere e le terapie aggiuntive
La linea guida olandese invita alla prudenza con gli antinfiammatori (de Vos et al., 2021). Se ti servono per il dolore, chiedi al medico o al farmacista.
Se dopo tre mesi di educazione, gestione del carico ed esercizi non c’è miglioramento, si possono valutare altre opzioni, sapendo che il beneficio aggiuntivo è incerto.
Onde d’urto. Nel trial tedesco citato sopra hanno dato risultati simili agli esercizi eccentrici a quattro mesi, in persone con dolore da oltre sei mesi (Rompe et al., 2007). È però un solo trial, su persone già trattate senza successo, quindi il dato va preso con prudenza. La linea guida le considera un’opzione da aggiungere agli esercizi, non da sostituire.
Infiltrazioni di cortisone. Sono da usare con cautela (de Vos et al., 2021). Un trial danese del 2022 su 100 persone ha però trovato che un’iniezione guidata dall’ecografia, aggiunta agli esercizi, migliorava il punteggio di dolore e funzione di circa 18 punti su 100 a sei mesi rispetto a un’iniezione finta, senza peggioramenti nel lungo periodo (Johannsen et al., 2022). È una scelta da fare con il medico, sempre insieme all’esercizio.
Plasma ricco di piastrine (PRP). In un trial olandese in doppio cieco, chi aveva ricevuto il PRP insieme agli esercizi eccentrici non è migliorato più di chi aveva ricevuto un’iniezione di soluzione salina (de Vos et al., 2010).
Laser, ultrasuoni, solette e altre terapie passive. La linea guida olandese le colloca tra le opzioni aggiuntive di secondo livello, con un beneficio incerto (de Vos et al., 2021). Non sono quindi un punto di partenza e non sostituiscono il rinforzo.
Tendinite achillea, i tempi di recupero
Il programma di esercizi dura almeno tre mesi, e i miglioramenti spesso continuano dopo. In uno studio olandese, cinque anni dopo il programma di Alfredson il punteggio di dolore e funzione era salito da 49 a 84 su 100. Solo 4 persone su 10 erano però del tutto senza dolore, e quasi la metà aveva provato anche altre terapie (van der Plas et al., 2012). Secondo la linea guida la maggior parte delle persone guarisce, ma tra il 23% e il 37% ha ancora sintomi fino a dieci anni dopo, e circa l’85% degli sportivi torna allo sport (de Vos et al., 2021).
Come lavora il fisioterapista
Con la valutazione si conferma la forma, si esclude una rottura o una causa da affidare al medico e si misura quanto carico il tendine tollera oggi, osservando forza del polpaccio, saltelli e allenamento recente.
Poi si costruisce un programma con tre ingredienti, cioè la spiegazione del problema e dei tempi, un piano di gestione dell’attività con una scala del dolore e gli esercizi di rinforzo, che diventano via via più pesanti e poi più rapidi, fino a saltelli e corsa. Nella forma inserzionale il rinforzo parte in piano, senza far scendere il tallone oltre il bordo del gradino, mentre nella porzione media si usano anche le discese lente dal gradino (de Vos et al., 2021). Esercizi, ripetizioni e peso si scelgono sulla persona, in base a come risponde il tendine il giorno dopo.
Quando serve l’intervento
L’intervento si considera solo se dopo almeno sei mesi di trattamento attivo il dolore non migliora, valutando con il chirurgo benefici attesi e complicanze (de Vos et al., 2021).
Rottura del tendine e altri segnali d’allarme
Una rottura del tendine dà un dolore improvviso, spesso con uno schiocco, e poi difficoltà a camminare e a stare sulle punte (NHS, Heel pain).
Per riconoscerla il medico usa il test di Thompson. Con la persona a pancia in giù si stringe il polpaccio e si osserva se il piede si muove verso il basso. Se il piede resta fermo, il tendine è probabilmente rotto. In uno studio su oltre 170 persone questo test ha riconosciuto la rottura nel 96% dei casi (Maffulli, 1998), e la visita da sola è spesso più rapida e affidabile della risonanza (Garras et al., 2012).
Vai in pronto soccorso, o chiama il 118 se non riesci a muoverti, se dopo un trauma (NHS, Heel pain; NHS, Tendonitis):
- hai sentito uno schiocco o un colpo secco e il dolore è stato improvviso e forte;
- non riesci a camminare normalmente, a salire le scale o a metterti sulle punte;
- polpaccio e caviglia si sono gonfiati e coperti di lividi;
- il piede o la caviglia hanno una forma strana.
Parla presto con il tuo medico se:
- il dolore è comparso durante o dopo una cura con antibiotici fluorochinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina e simili). Non sospendere da solo il farmaco, chiedi a lui come procedere;
- il dolore è sull’attacco al calcagno e hai psoriasi o un mal di schiena cronico iniziato da giovane, oppure hai il colesterolo molto alto (de Vos et al., 2021);
- dopo qualche settimana di gestione del carico il dolore peggiora invece di calare.
Domande frequenti
Serve un’ecografia di controllo per vedere se il tendine guarisce? No. La linea guida sconsiglia di usare gli esami per seguire i progressi, che si valutano con dolore e funzione (de Vos et al., 2021).
Gli esercizi devono fare male? Un dolore lieve durante l’esercizio è accettabile. Il criterio è come sta il tendine il giorno dopo, se è più dolente o rigido del solito il carico va ridotto (Silbernagel et al., 2007).
Cosa puoi fare adesso
Se il tendine fa male da poco, riduci per un po’ le attività che lo provocano senza fermarti del tutto, e inizia esercizi semplici per il polpaccio dosati sul dolore del giorno dopo. Se il dolore è nato da una storta, il problema potrebbe riguardare i legamenti della caviglia più che il tendine, e conviene farlo valutare. Davanti a uno schiocco, a un tendine che non regge le punte o agli altri campanelli elencati prima, la strada è il medico o il pronto soccorso, senza attendere. Se dopo alcune settimane non vedi progressi, un programma di carico costruito su misura è il passo che le linee guida indicano per primo. Per conoscere il mio percorso e il centro F3, trovi la mia pagina qui.
Le informazioni di questa pagina servono a orientarti e non sostituiscono la valutazione di un medico.
Fonti
- Millar NL et al. Tendinopathy. Nature Reviews Disease Primers, 2021. DOI 10.1038/s41572-020-00234-1
- de Jonge S et al. Incidence of midportion Achilles tendinopathy in the general population. British Journal of Sports Medicine, 2011. DOI 10.1136/bjsports-2011-090342
- de Vos RJ et al. Dutch multidisciplinary guideline on Achilles tendinopathy. British Journal of Sports Medicine, 2021. DOI 10.1136/bjsports-2020-103867
- Alves C et al. Fluoroquinolones and the risk of tendon injury: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Clinical Pharmacology, 2019. DOI 10.1007/s00228-019-02713-1
- Alfredson H et al. Heavy-load eccentric calf muscle training for the treatment of chronic Achilles tendinosis. American Journal of Sports Medicine, 1998. DOI 10.1177/03635465980260030301
- Beyer R et al. Heavy Slow Resistance Versus Eccentric Training as Treatment for Achilles Tendinopathy: A Randomized Controlled Trial. American Journal of Sports Medicine, 2015. DOI 10.1177/0363546515584760
- Silbernagel KG et al. Continued sports activity, using a pain-monitoring model, during rehabilitation in patients with Achilles tendinopathy: a randomized controlled study. American Journal of Sports Medicine, 2007. DOI 10.1177/0363546506298279
- Rompe JD et al. Eccentric loading, shock-wave treatment, or a wait-and-see policy for tendinopathy of the main body of tendo Achillis: a randomized controlled trial. American Journal of Sports Medicine, 2007. DOI 10.1177/0363546506295940
- Johannsen F et al. Effect of Ultrasonography-Guided Corticosteroid Injection vs Placebo Added to Exercise Therapy for Achilles Tendinopathy: A Randomized Clinical Trial. JAMA Network Open, 2022. DOI 10.1001/jamanetworkopen.2022.19661
- de Vos RJ et al. Platelet-rich plasma injection for chronic Achilles tendinopathy: a randomized controlled trial. JAMA, 2010. DOI 10.1001/jama.2009.1986
- van der Plas A et al. A 5-year follow-up study of Alfredson’s heel-drop exercise programme in chronic midportion Achilles tendinopathy. British Journal of Sports Medicine, 2012. DOI 10.1136/bjsports-2011-090035
- Maffulli N. The clinical diagnosis of subcutaneous tear of the Achilles tendon. A prospective study in 174 patients. American Journal of Sports Medicine, 1998. DOI 10.1177/03635465980260021801
- Garras DN et al. MRI is unnecessary for diagnosing acute Achilles tendon ruptures: clinical diagnostic criteria. Clinical Orthopaedics and Related Research, 2012. DOI 10.1007/s11999-012-2355-y
- NHS. Heel pain. nhs.uk/symptoms/foot-pain/heel-pain
- NHS. Tendonitis. nhs.uk/conditions/tendonitis
Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020. Lavora all’F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR), in via S. Antonio 52/d, e si occupa di disturbi muscoloscheletrici. È ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona, autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collaboratore divulgativo della Gazzetta dello Sport e docente. Pagina autore