Distorsione alla caviglia, cosa fare subito e quanto tempo serve per guarire
Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 23/10/2026
Un piede appoggiato male scendendo da un marciapiede, un atterraggio storto a pallavolo, e la caviglia si gonfia in pochi minuti. “L’ho rotta? Devo stare a riposo?” sono le prime domande che mi fanno. Nella maggior parte dei casi una distorsione della caviglia è una lesione dei legamenti che guarisce senza intervento, e il dolore cala molto nelle prime due settimane. Il riposo totale non aiuta, mentre tornare presto a muoversi ed esercitarsi riduce il rischio di nuove distorsioni. Qui trovi cosa fare nei primi giorni, quando serve la radiografia, quanto dura il recupero e come evitare che la caviglia ceda di nuovo.
Quando non aspettare. Vai in pronto soccorso se al momento del trauma hai sentito un crac, se la caviglia appare deformata o storta rispetto all’altra, se senti il piede addormentato o con formicolio, o se la pelle è diventata fredda, pallida o bluastra. Fatti vedere in giornata anche se non riesci a fare quattro passi. Trovi tutti i segnali nella sezione dedicata più avanti.
Cos’è una distorsione della caviglia
Una distorsione è una lesione di un legamento, cioè del tessuto che tiene unite le ossa di un’articolazione. È diversa dallo strappo, che riguarda il muscolo (NHS, Sprains and strains), come nello strappo al polpaccio.
Nella caviglia la forma di gran lunga più comune è quella esterna, quando il piede si gira verso l’interno e i legamenti sul lato esterno si stirano o si rompono. Una revisione di 181 studi ha mostrato che capita più spesso alle donne che agli uomini, più ai bambini e ai ragazzi che agli adulti, e soprattutto negli sport al chiuso e su campo, come pallavolo, basket e calcio a 5 (Doherty et al., 2014).
I gradi della distorsione
Le distorsioni esterne si classificano in tre gradi (Tiemstra, 2012):
- primo grado, il legamento è stirato ma non rotto;
- secondo grado, il legamento è rotto in parte;
- terzo grado, il legamento è rotto del tutto.
Questa classificazione è soggettiva e non cambia le cure dei primi giorni (Tiemstra, 2012). La linea guida olandese sulla distorsione di caviglia aggiunge un dettaglio utile, cioè che l’entità della lesione si valuta meglio con una visita fatta 4-5 giorni dopo il trauma, quando gonfiore e dolore sono calati (Vuurberg et al., 2018). Una visita il giorno stesso serve soprattutto a escludere una frattura.
Serve la radiografia? Le regole di Ottawa
Meno di una caviglia su sette arrivata in pronto soccorso dopo una distorsione ha una frattura (Bachmann et al., 2003). Per decidere chi ha bisogno della radiografia i medici usano le regole di Ottawa, messe a punto in Canada negli anni Novanta (Stiell et al., 1993). La radiografia è indicata se c’è dolore nella zona della caviglia o a metà del piede e almeno una di queste condizioni (Tiemstra, 2012):
- l’osso fa male quando viene premuto sul bordo posteriore o sulla punta di uno dei due malleoli, le sporgenze ai lati della caviglia;
- l’osso fa male alla base del quinto metatarso, sul bordo esterno del piede, oppure sullo scafoide, sul lato interno a metà del piede;
- non riesci a fare quattro passi caricando il peso, né subito dopo il trauma né al momento della visita.
Una revisione su oltre 15.000 pazienti ha confermato che queste regole riconoscono quasi tutte le fratture. Se nessuna condizione è presente, la probabilità di una frattura scende sotto l’1,4%, e applicarle evita tra il 30 e il 40% degli esami superflui (Bachmann et al., 2003). Le applica chi ti visita, e spiegano perché a volte la radiografia non viene prescritta.
Cosa fare nei primi giorni
Il servizio sanitario inglese consiglia, per i primi 2-3 giorni, la sequenza PRICE (NHS, Sprains and strains):
- proteggi la caviglia, per esempio con una scarpa che sostiene bene;
- riduci il carico e le attività che fanno male;
- ghiaccio, mai a contatto diretto con la pelle, per un massimo di 20 minuti e a distanza di 2-3 ore;
- comprimi con una fascia elastica durante il giorno;
- solleva la gamba su un cuscino più che puoi.
Nello stesso periodo conviene evitare il caldo, l’alcol e i massaggi, che possono aumentare il gonfiore. Appena riesci a muovere la caviglia senza che il dolore ti blocchi, continua a muoverla perché non si irrigidisca (NHS, Sprains and strains).
Su un punto però serve onestà. Una revisione di 11 studi su 868 pazienti ha concluso che le prove sull’efficacia del RICE (riposo, ghiaccio, compressione, elevazione) nella distorsione di caviglia sono insufficienti (van den Bekerom et al., 2012). Ghiaccio e gamba sollevata possono darti sollievo, ma non sono loro ad accelerare la guarigione. Per questo negli ultimi anni si parla di PEACE & LOVE, una proposta che sposta l’attenzione su protezione breve, educazione, carico graduale ed esercizio (Dubois ed Esculier, 2020).
Riposo totale o movimento?
Su questo gli studi sono chiari. In un trial nordirlandese su 101 persone con distorsione di primo o secondo grado, chi ha cominciato esercizi già nella prima settimana aveva una caviglia che funzionava meglio dopo una e due settimane rispetto a chi seguiva solo protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione (Bleakley et al., 2010). Una sintesi di 46 revisioni sistematiche ha trovato prove forti a favore della mobilizzazione precoce (Doherty et al., 2017).
Le distorsioni gravi, in cui non riesci a caricare il peso, fanno eccezione. In uno studio inglese su 584 persone, un gesso sotto il ginocchio per 10 giorni ha dato un recupero più rapido nei primi tre mesi rispetto alla sola fascia elastica, mentre a nove mesi non c’erano più differenze (Lamb et al., 2009). Anche in questi casi l’immobilizzazione è breve, ed è il medico a deciderla.
Caviglia gonfia e livido dopo la distorsione
Il gonfiore è normale, e se cammini da un giorno o più il livido può scendere verso le dita e lungo tutto il piede (Tiemstra, 2012). Non è un segno di peggioramento in sé. Diventa un motivo per farti rivedere se il gonfiore o il livido sono molto estesi e aumentano, se il dolore cresce invece di calare, o se hai febbre o brividi, che possono indicare un’infezione (NHS, Sprains and strains).
Antinfiammatori, sì o no?
Una revisione di 28 studi ha trovato che gli antinfiammatori, sia in compresse sia in gel, riducono dolore e gonfiore nei primi giorni più del placebo, pur con studi piccoli e di qualità limitata (van den Bekerom et al., 2015). La linea guida olandese invita però alla prudenza, perché possono dare effetti indesiderati e forse rallentare la guarigione naturale (Vuurberg et al., 2018), e PEACE & LOVE propone di evitarli nei primi giorni (Dubois ed Esculier, 2020). Quale farmaco prendere, e per quanto tempo, lo decidi con il medico o il farmacista.
Tempi di recupero
Secondo il servizio sanitario inglese la maggior parte delle distorsioni va meglio dopo due settimane. Gli sforzi intensi come la corsa andrebbero evitati fino a 8 settimane, e le distorsioni gravi possono richiedere mesi (NHS, Sprains and strains).
Il quadro a lungo termine è meno roseo di quanto si pensi. Una revisione di 31 studi ha confermato che il dolore cala in fretta nelle prime due settimane, ma che dopo un anno tra il 5% e il 33% delle persone ha ancora dolore. Entro tre anni si dichiarava guarito del tutto dal 36% all’85% dei pazienti, e fino a un terzo aveva avuto almeno una nuova distorsione (van Rijn et al., 2008). “È solo una storta” quindi non basta, e la riabilitazione conta.
Come lavora il fisioterapista ed esercizi utili
La linea guida olandese preferisce i programmi di esercizio seguiti da un professionista alle terapie passive, perché aiutano la caviglia a ritrovare stabilità. Per le lesioni dei legamenti consiglia nastro adesivo o cavigliera insieme a un programma di esercizi (Vuurberg et al., 2018). La terapia manuale ha prove moderate a favore, mentre per gli ultrasuoni le prove sono insufficienti (Doherty et al., 2017).
In pratica il percorso passa dal recupero del movimento della caviglia al rinforzo dei muscoli della gamba, fino agli esercizi di equilibrio su una gamba, ai salti e ai cambi di direzione, che preparano il ritorno allo sport. Gli esercizi di equilibrio sono quelli con le prove più solide contro le ricadute (Hupperets et al., 2009), ma quali fare, e con quale carico, si decide sulla persona e sulla gravità della distorsione, aumentando la difficoltà man mano che la caviglia risponde senza peggiorare.
Come evitare le ricadute
La distorsione esterna tende a ripetersi, e una parte di chi la subisce sviluppa un’instabilità cronica, con la sensazione che la caviglia “ceda”. Questa condizione si associa a meno attività fisica, a una qualità di vita peggiore e a un rischio più alto di artrosi della caviglia negli anni (Gribble et al., 2016).
La buona notizia è che le ricadute si possono ridurre. In un trial olandese su 522 sportivi, otto settimane di esercizi di equilibrio fatti a casa hanno abbassato le nuove distorsioni nell’anno successivo dal 33% al 22%. Bastava far allenare 9 persone per evitarne una (Hupperets et al., 2009). Per prevenire le ricadute ci sono prove forti anche a favore della cavigliera, e prove moderate per l’allenamento neuromuscolare (Doherty et al., 2017).
Quando serve l’intervento
Raramente. La linea guida olandese riserva la chirurgia ai casi che non migliorano dopo un trattamento con esercizio completo e ben condotto (Vuurberg et al., 2018).
Segnali d’allarme
Le indicazioni che seguono riprendono quelle del servizio sanitario inglese e le regole di Ottawa (NHS, Sprains and strains; Bachmann et al., 2003).
Pronto soccorso o 118 se dopo il trauma:
- hai sentito un rumore di rottura;
- la caviglia o il piede sono deformati o puntano in una direzione strana;
- il piede è insensibile o formicola;
- la pelle è fredda, grigia o bluastra.
Non guidare per andarci, fatti accompagnare o chiama l’ambulanza.
Visita in giornata se:
- non riesci a fare quattro passi caricando il peso;
- premendo sull’osso dei malleoli o sul bordo del piede senti un dolore preciso e forte;
- il dolore è molto intenso o aumenta, oppure gonfiore e livido crescono;
- hai febbre o brividi.
Visita nei prossimi giorni se dopo qualche giorno di cure a casa la caviglia non migliora, resta molto rigida, oppure cede spesso.
Domande frequenti
Posso camminare con una distorsione alla caviglia? Se riesci a caricare il peso senza un dolore che ti blocca, sì, con gradualità e magari con una scarpa che sostiene bene. Muovere presto la caviglia aiuta il recupero (Doherty et al., 2017). Se non riesci a fare quattro passi, fatti visitare.
Meglio il ghiaccio o il caldo? Nei primi due o tre giorni il ghiaccio, avvolto in un panno, e niente caldo, che può aumentare il gonfiore (NHS, Sprains and strains). Il ghiaccio dà sollievo, ma le prove che acceleri la guarigione sono scarse.
Quando posso tornare a correre o a giocare? Dipende dalla gravità. Per gli sforzi intensi l’indicazione generale è di aspettare fino a 8 settimane (NHS, Sprains and strains), ma più del calendario contano la stabilità della caviglia e la capacità di saltare e cambiare direzione senza dolore.
La caviglia mi cede spesso, cosa vuol dire? Può essere un segno di instabilità cronica, che si accompagna alle ricadute (Gribble et al., 2016). Un programma di esercizi di equilibrio e rinforzo è il primo passo, e la cavigliera può aiutare nello sport.
Cosa puoi fare adesso
Se la storta è appena successa, proteggi la caviglia per qualche giorno, usa il ghiaccio se ti dà sollievo e riprendi a muoverti appena il dolore lo permette. Controlla i segnali d’allarme e la prova dei quattro passi. Nelle settimane successive non fermarti quando il dolore passa, perché gli esercizi di equilibrio sono la parte che protegge dalle ricadute. Se la caviglia resta dolorante o instabile, una visita mirata ti aiuta a capire cosa manca al recupero. Chi desidera conoscere il mio percorso professionale trova la mia pagina autore.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non prende il posto di una visita medica.
Fonti
- Vuurberg G et al. Diagnosis, treatment and prevention of ankle sprains, update of an evidence-based clinical guideline. British Journal of Sports Medicine, 2018. doi:10.1136/bjsports-2017-098106
- Doherty C et al. Treatment and prevention of acute and recurrent ankle sprain, an overview of systematic reviews with meta-analysis. British Journal of Sports Medicine, 2017. doi:10.1136/bjsports-2016-096178
- Bachmann LM et al. Accuracy of Ottawa ankle rules to exclude fractures of the ankle and mid-foot, systematic review. BMJ, 2003. doi:10.1136/bmj.326.7386.417
- Stiell IG et al. Decision rules for the use of radiography in acute ankle injuries. Refinement and prospective validation. JAMA, 1993. doi:10.1001/jama.269.9.1127
- Tiemstra JD. Update on acute ankle sprains. American Family Physician, 2012. aafp.org
- Doherty C et al. The incidence and prevalence of ankle sprain injury, a systematic review and meta-analysis of prospective epidemiological studies. Sports Medicine, 2014. doi:10.1007/s40279-013-0102-5
- van den Bekerom MP et al. What is the evidence for rest, ice, compression, and elevation therapy in the treatment of ankle sprains in adults? Journal of Athletic Training, 2012. doi:10.4085/1062-6050-47.4.14
- Dubois B, Esculier JF. Soft-tissue injuries simply need PEACE and LOVE. British Journal of Sports Medicine, 2020. doi:10.1136/bjsports-2019-101253
- Bleakley CM et al. Effect of accelerated rehabilitation on function after ankle sprain, randomised controlled trial. BMJ, 2010. doi:10.1136/bmj.c1964
- Lamb SE et al. Mechanical supports for acute, severe ankle sprain, a pragmatic, multicentre, randomised controlled trial. The Lancet, 2009. doi:10.1016/S0140-6736(09)60206-3
- van den Bekerom MPJ et al. Non-steroidal anti-inflammatory drugs (NSAIDs) for treating acute ankle sprains in adults, benefits outweigh adverse events. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy, 2015. doi:10.1007/s00167-014-2851-6
- van Rijn RM et al. What is the clinical course of acute ankle sprains? A systematic literature review. The American Journal of Medicine, 2008. doi:10.1016/j.amjmed.2007.11.018
- Gribble PA et al. Evidence review for the 2016 International Ankle Consortium consensus statement on the prevalence, impact and long-term consequences of lateral ankle sprains. British Journal of Sports Medicine, 2016. doi:10.1136/bjsports-2016-096189
- Hupperets MD et al. Effect of unsupervised home based proprioceptive training on recurrences of ankle sprain, randomised controlled trial. BMJ, 2009. doi:10.1136/bmj.b2684
- NHS. Sprains and strains, revisione del 23 aprile 2024. nhs.uk/conditions/sprains-and-strains
Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore