Spondilolistesi, cosa significa avere una vertebra scivolata e come si affronta
Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 01/11/2026
“Nella radiografia c’è scritto anterolistesi di L5 su S1. Vuol dire che la vertebra può scappare via del tutto? Devo smettere di allenarmi?” Chi legge per la prima volta la parola spondilolistesi in un referto di solito si immagina una colonna instabile, pronta a cedere. Non tutte le persone con una spondilolistesi hanno dolore, e per chi ce l’ha il percorso comincia dal movimento e dagli esercizi, mentre l’intervento si valuta solo se queste cure non bastano. In questa guida trovi cosa indicano le sigle del referto, quali disturbi può dare, quali esercizi hanno prove a favore e cosa dicono gli studi sulla chirurgia.
Quando non aspettare. Se il dolore alla schiena arriva insieme a un’insensibilità della zona tra le gambe, alla perdita del controllo della vescica o dell’intestino, oppure a una debolezza delle gambe che peggiora di ora in ora, serve il pronto soccorso o il 118, senza attendere il giorno dopo. Le situazioni meno urgenti sono elencate più in basso, nei segnali d’allarme.
Spondilolistesi e anterolistesi, cosa vogliono dire
La spondilolistesi è lo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante, e riguarda quasi sempre la parte bassa della schiena. Il servizio sanitario inglese sottolinea che non è la stessa cosa dell’ernia del disco (NHS, Spondylolisthesis).
Anterolistesi è un sinonimo che descrive la direzione dello spostamento, cioè in avanti. Nei referti la sigla indica quale vertebra si è spostata e su quale appoggia. Spondilolistesi L5 S1 significa che la quinta vertebra lombare è scivolata sull’osso sacro, mentre spondilolistesi L4 L5 riguarda il livello appena sopra. Il passaggio tra la colonna lombare e il sacro, L5 S1, è indicato tra le sedi più rilevanti dal punto di vista clinico (Margetis e Gillis, 2025).
Il referto riporta anche un grado, che misura di quanto la vertebra si è spostata. Il primo grado è il più lieve, e i gradi più alti descrivono spostamenti via via maggiori.
Due forme diverse, istmica e degenerativa
Dietro la stessa parola ci sono due storie diverse.
La spondilolisi e la forma istmica
La spondilolisi è una piccola frattura da stress in una parte dell’arco posteriore della vertebra. L’NHS ricorda che è più frequente nei giovani sportivi e nelle ginnaste (NHS, Spondylolisthesis). Quando la frattura c’è da entrambi i lati, la vertebra può scivolare in avanti, e si parla allora di spondilolistesi istmica.
Non sempre però la frattura porta allo scivolamento. In uno studio americano con la TAC su 188 adulti tra i 40 e gli 80 anni, la spondilolisi era presente nell’11,5% dei casi, con tre uomini per ogni donna, e il 21% delle persone con frattura su entrambi i lati non aveva alcuno spostamento misurabile (Kalichman et al., 2009).
La forma degenerativa
È legata all’invecchiamento della colonna. Dischi e articolazioni tra le vertebre perdono stabilità e una vertebra scorre lentamente sopra l’altra, senza alcuna frattura. Nello stesso studio di Framingham questa forma riguardava soprattutto le donne, circa tre per ogni uomo, ed era sempre più frequente passando dai quarant’anni agli ottanta (Kalichman et al., 2009). Tra le cause l’NHS indica anche la familiarità (NHS, Spondylolisthesis).
Spondilolistesi, i sintomi
Alcune persone non hanno alcun disturbo e scoprono la spondilolistesi per caso, con una radiografia fatta per altri motivi. Quando i disturbi ci sono, i più comuni sono questi (NHS, Spondylolisthesis):
- dolore nella parte bassa della schiena, che spesso aumenta stando in piedi o camminando e si calma da seduti o piegandosi in avanti;
- dolore che si allarga ai glutei o alle cosce;
- muscoli posteriori della coscia rigidi, quelli che tirano quando provi a toccarti le punte dei piedi;
- dolore, formicolio o intorpidimento che scende lungo una gamba, simile a una sciatica.
Nella forma degenerativa lo scivolamento può ridurre lo spazio per i nervi, e allora compaiono le gambe pesanti dopo pochi minuti di cammino descritte nell’articolo sulla stenosi lombare.
La vertebra scivolata non spiega sempre il mal di schiena
Nello studio di Framingham una persona su cinque riferiva un mal di schiena importante nell’ultimo anno, ma né la spondilolisi né i due tipi di spondilolistesi erano associati in modo significativo al dolore. Gli autori concludono che, nella popolazione generale, la spondilolisi difficilmente è una causa importante di mal di schiena (Kalichman et al., 2009).
Non significa che lo scivolamento sia sempre innocuo. Significa che il referto da solo non basta, e che conta il modo in cui i sintomi si comportano durante la giornata.
Spondilolistesi, cosa fare
Il primo passo è adattare per un periodo le attività che fanno aumentare il dolore. L’NHS cita i movimenti di piegamento, il sollevamento di pesi, l’atletica e la ginnastica artistica (NHS, Spondylolisthesis). Adattare però non vuol dire fermarsi del tutto.
- Continua a camminare, scegliendo durata e ritmo che non scatenano dolore alle gambe.
- Se lo stare in piedi a lungo ti pesa, alterna con brevi pause seduto.
- Riprendi in modo graduale gli sport che hai sospeso, quando il dolore lo permette e con un programma condiviso.
- Se il dolore disturba il sonno, l’articolo sul mal di schiena a letto propone alcune posizioni da provare.
Spondilolistesi, cosa prendere
Qualsiasi farmaco va scelto con il medico, soprattutto se hai altre malattie o assumi già delle terapie. L’NHS indica gli antidolorifici antinfiammatori come l’ibuprofene e, se non bastano, farmaci più forti su prescrizione. Tra le possibilità elenca anche le infiltrazioni di cortisone nella schiena per il dolore, il formicolio e l’intorpidimento alla gamba (NHS, Spondylolisthesis).
Spondilolistesi, esercizi
L’NHS consiglia la fisioterapia con esercizi per rinforzare e allungare i muscoli della parte bassa della schiena, dell’addome e delle gambe (NHS, Spondylolisthesis).
Lo studio più citato sull’esercizio riguarda 44 persone con mal di schiena cronico e spondilolisi o spondilolistesi. Per dieci settimane un gruppo ha imparato ad attivare i muscoli addominali profondi insieme ai multifidi, piccoli muscoli che corrono accanto alle vertebre, prima da fermi e poi nei gesti che scatenavano il dolore. Questo gruppo ha ridotto dolore e limitazioni, con risultati ancora presenti a 30 mesi, mentre chi aveva seguito le cure prescritte dal proprio medico non è cambiato in modo significativo (O’Sullivan et al., 1997). È uno studio piccolo e datato, e va letto con questi limiti.
Qualche esempio da cui partire, sempre senza dolore che aumenta:
- attivazione dell’addome profondo, steso sulla schiena, piedi appoggiati e ginocchia flesse, portando dolcemente l’ombelico verso la colonna mentre respiri normalmente, per dieci secondi alla volta;
- ponte sui glutei, dalla stessa posizione, sollevando il bacino senza inarcare la schiena e tornando giù lentamente;
- quadrupedia, a carponi, allungando un braccio in avanti e la gamba opposta indietro mantenendo il bacino fermo;
- allungamento dei muscoli posteriori della coscia, sdraiato, con una gamba sollevata e sostenuta da un asciugamano dietro il piede;
- cammino o cyclette con una durata che aumenta poco a poco nelle settimane.
Se un esercizio ti lascia più dolore o formicolio il giorno dopo, riduci o fermati e confrontati con il fisioterapista.
Come lavora il fisioterapista
La valutazione parte dalle domande su cosa scatena il dolore, quanto riesci a stare in piedi o a camminare e se i sintomi scendono nelle gambe. Seguono il controllo di forza, sensibilità e riflessi e la ricerca dei segnali che richiedono il medico. Su questa base si costruisce un programma di esercizi che parte dal controllo dei muscoli profondi e arriva ai movimenti della vita di ogni giorno e dello sport.
Tecar, ultrasuoni ed elettroterapia non compaiono tra le cure indicate dall’NHS per la spondilolistesi (NHS, Spondylolisthesis) e non hanno studi che ne dimostrino l’utilità per questo problema. In ogni caso non sostituiscono l’esercizio.
Spondilolistesi, quando serve l’intervento
L’NHS indica la chirurgia quando le altre cure non hanno funzionato. Gli interventi principali sono la fusione, che unisce la vertebra scivolata a quella sotto con viti, barre e un innesto osseo, e la decompressione, che libera i nervi compressi (NHS, Spondylolisthesis).
Nella forma degenerativa
Lo studio americano SPORT ha seguito 607 persone con almeno tre mesi di sintomi, candidate all’intervento. Nella parte in cui l’assegnazione era casuale, circa il 40% delle persone è passato da un gruppo all’altro nel primo anno, e l’analisi principale non ha mostrato differenze significative. Analizzando i pazienti secondo la cura ricevuta davvero, chi era stato operato riferiva meno dolore e una funzione migliore a due anni (Weinstein et al., 2007). Questi dati però vengono da un confronto non casuale e vanno letti con prudenza.
Resta aperta anche la scelta del tipo di intervento. In uno studio su 66 persone, aggiungere la fusione alla decompressione ha dato un miglioramento un po’ maggiore della salute fisica e meno reinterventi, ma con ricoveri più lunghi (Ghogawala et al., 2016). In uno studio norvegese più ampio, con 262 persone, la sola decompressione non è risultata inferiore alla decompressione con fusione a due anni, anche se i reinterventi erano un po’ più frequenti (Austevoll et al., 2021). La scelta si fa con il chirurgo, valutando il caso singolo.
Nella forma istmica
In uno studio svedese su 111 adulti tra i 18 e i 55 anni, con almeno un anno di dolore e limitazioni importanti, la fusione ha dato risultati migliori di un programma di esercizi a uno e due anni (Möller e Hedlund, 2000). Rivisti dopo circa nove anni, dolore e limitazioni non erano più diversi in modo significativo tra i gruppi, mentre il giudizio complessivo restava migliore tra gli operati, 76% contro 50%. Gli autori descrivono un vantaggio a lungo termine modesto e notano che parte del beneficio iniziale si era perso nel tempo (Ekman et al., 2005).
Segnali d’allarme, quando serve il medico
Le indicazioni seguono le pagine dell’NHS sulla spondilolistesi e sul mal di schiena, adattate ai riferimenti italiani (NHS, Back pain).
Senza aspettare, 118 o pronto soccorso, se oltre al mal di schiena noti:
- intorpidimento o perdita di sensibilità attorno all’ano o ai genitali;
- incapacità di urinare, oppure perdita involontaria di urina o feci;
- debolezza, formicolio o perdita di sensibilità in tutte e due le gambe che compare o peggiora rapidamente;
- dolore al petto, oppure un trauma violento come una caduta dall’alto o un incidente.
Dal medico in giornata con febbre, brividi o sensazione di stare male, o con un dolore che diventa all’improvviso molto più forte.
Dal medico nelle prossime settimane se il dolore alla schiena, ai glutei o alla coscia dura da più di tre o quattro settimane, se fai fatica a camminare o a stare dritto, se dimagrisci senza motivo o sudi di notte (NHS, Spondylolisthesis).
Domande frequenti
Spondilolisi e spondilolistesi sono la stessa cosa? No. La spondilolisi è la piccola frattura dell’arco vertebrale, la spondilolistesi è lo scivolamento. La prima può causare la seconda, ma molte persone con spondilolisi non hanno alcuno spostamento (Kalichman et al., 2009).
Spondilolistesi ed ernia del disco coincidono? No. Nella spondilolistesi si sposta la vertebra, nell’ernia è il disco tra due vertebre a fuoriuscire. Possono però essere presenti insieme, e le differenze sono spiegate nell’articolo sull’ernia del disco.
Con la spondilolistesi posso fare sport? Durante le fasi di dolore l’NHS consiglia di evitare le attività che lo peggiorano, come atletica e ginnastica artistica. Fuori da queste fasi il ritorno allo sport si costruisce per gradi, insieme a chi ti segue, in base ai sintomi e al tipo di attività.
Cosa puoi fare adesso
Se nel referto hai trovato la parola spondilolistesi o anterolistesi, ricordati che descrive quello che si vede all’esame e non per forza la causa del tuo dolore. Parlane con il medico, continua a muoverti nei limiti del fastidio e annota per qualche giorno cosa ti fa stare peggio e cosa ti dà sollievo, perché sono le informazioni più utili per chi ti visiterà. Il mio percorso di fisioterapista e ricercatore è raccontato nella pagina autore sul sito di F3.
Questa pagina spiega la spondilolistesi in termini generali. Non può tenere conto della tua storia, che va valutata di persona da un professionista.
Fonti
- Kalichman L et al. Spondylolysis and spondylolisthesis: prevalence and association with low back pain in the adult community-based population. Spine, 2009. doi:10.1097/BRS.0b013e31818edcfd
- O’Sullivan PB et al. Evaluation of specific stabilizing exercise in the treatment of chronic low back pain with radiologic diagnosis of spondylolysis or spondylolisthesis. Spine, 1997. doi:10.1097/00007632-199712150-00020
- Weinstein JN et al. Surgical versus nonsurgical treatment for lumbar degenerative spondylolisthesis. New England Journal of Medicine, 2007. doi:10.1056/NEJMoa070302
- Ghogawala Z et al. Laminectomy plus Fusion versus Laminectomy Alone for Lumbar Spondylolisthesis. New England Journal of Medicine, 2016. doi:10.1056/NEJMoa1508788
- Austevoll IM et al. Decompression with or without Fusion in Degenerative Lumbar Spondylolisthesis. New England Journal of Medicine, 2021. doi:10.1056/NEJMoa2100990
- Möller H, Hedlund R. Surgery versus conservative management in adult isthmic spondylolisthesis, a prospective randomized study, part 1. Spine, 2000. doi:10.1097/00007632-200007010-00016
- Ekman P et al. The long-term effect of posterolateral fusion in adult isthmic spondylolisthesis: a randomized controlled study. Spine Journal, 2005. doi:10.1016/j.spinee.2004.05.249
- Margetis K, Gillis CC. Spondylolisthesis. StatPearls, aggiornamento del 28 marzo 2025. PubMed 28613518
- NHS. Spondylolisthesis, revisione del 17 marzo 2026. nhs.uk/conditions/spondylolisthesis
- NHS. Back pain, revisione del 5 marzo 2026. nhs.uk/conditions/back-pain
Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore