Trocanterite, perché fa male il fianco e cosa aiuta davvero

Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 27/10/2026

“Non riesco più a dormire su un fianco, e salire le scale mi fa male di lato all’anca.” È una frase tipica di chi ha questo disturbo, che colpisce soprattutto le donne di mezza età, e a volte arriva con una diagnosi di “borsite” già in mano. Nella maggior parte dei casi il problema non è la borsa ma i tendini dei glutei, e il trattamento con più prove a favore è un percorso di educazione ed esercizio. Qui trovi come riconoscerla, come dormire, cosa dicono gli studi sulle cure e quanto può durare.

Quando non aspettare. Se il dolore all’anca è arrivato dopo una caduta e non riesci a caricare il peso sulla gamba, chiama il 118 o fatti portare al pronto soccorso. Se l’anca è calda e gonfia, la pelle ha cambiato colore o hai la febbre, senti il medico in giornata. Più sotto trovi tutti i segnali d’allarme.

Trocanterite, borsite o tendinopatia, facciamo chiarezza

Il grande trocantere è la sporgenza ossea che senti sul lato dell’anca, appena sotto la vita. Lì si attaccano i tendini del medio e del piccolo gluteo, i muscoli che tengono il bacino stabile quando stai su una gamba, e lì si trova anche una borsa, un piccolo cuscinetto che riduce l’attrito.

Per anni ogni dolore in questa zona è stato chiamato borsite trocanterica. Oggi si preferisce parlare di sindrome dolorosa del grande trocantere, e si sa che la causa più frequente è una tendinopatia dei glutei, cioè un tendine sovraccaricato e meno tollerante al carico (Grimaldi et al., 2015). Le immagini lo confermano. In uno studio con risonanza magnetica su 24 donne con dolore laterale dell’anca, i problemi del tendine del medio gluteo erano la regola, mentre la borsa distesa era rara e non compariva mai da sola (Bird et al., 2001). Su 877 ecografie fatte per questo dolore, l’80% delle persone non aveva alcuna borsite, mentre metà aveva un tendine dei glutei alterato (Long et al., 2013).

La differenza non è solo di nome, perché un tendine non va “sfiammato” ma reso di nuovo capace di sopportare il carico.

Chi colpisce

È un disturbo comune. In uno studio americano su oltre 3.000 adulti tra i 50 e i 79 anni, il dolore al trocantere riguardava il 15% delle donne su un lato e un altro 8,5% su entrambi i lati, contro percentuali molto più basse negli uomini. Era più frequente in chi aveva anche artrosi del ginocchio o mal di schiena (Segal et al., 2007). Gli autori del trial LEAP ricordano che colpisce circa una donna su quattro dopo i 50 anni e che la disabilità può essere paragonabile a quella di un’artrosi grave dell’anca (Mellor et al., 2018).

Trocanterite, i sintomi tipici

Il sintomo principale è un dolore sul lato dell’anca, sopra l’osso, che può scendere verso la coscia. L’NHS lo descrive come un dolore che può peggiorare muovendosi o stando sdraiati sul fianco (NHS, Hip pain in adults). Disturba spesso il sonno, le lunghe camminate e le scale (Grimaldi et al., 2015).

Per orientarsi, il fisioterapista o il medico usano alcuni test. In uno studio australiano il più utile è stato chiedere alla persona di restare in piedi su una gamba sola per 30 secondi. Se il dolore laterale compare entro quel tempo, una tendinopatia dei glutei è molto probabile, mentre se premendo sul trocantere non fa male è poco probabile (Grimaldi et al., 2017). È un test da inserire in una valutazione completa, non uno strumento di autodiagnosi.

Se senti male soprattutto all’inguine, leggi la guida dedicata al dolore all’anca. Se il dolore è più dietro, nel gluteo, trovi un approfondimento sul dolore al gluteo destro o sinistro, e se scende lungo la gamba fin sotto il ginocchio può trattarsi di sciatica.

Perché viene

I tendini soffrono soprattutto quando si sommano due tipi di carico, la compressione contro l’osso e la trazione. Secondo la revisione di Grimaldi e colleghi, un ruolo chiave lo ha la posizione dell’anca, in particolare quando la coscia va verso l’interno oltre la linea del corpo, perché in quella posizione i tendini vengono schiacciati contro il trocantere (Grimaldi et al., 2015). Succede quando accavalli le gambe, quando stai in piedi tutto il peso su un’anca o quando dormi sul fianco con la gamba di sopra che cade in avanti.

Trocanterite, come dormire

La notte è spesso il momento peggiore. I consigli più usati servono a ridurre la compressione sul tendine:

  • se dormi sul lato che fa male, metti un materasso o un topper morbido, così il trocantere affonda di più;
  • se dormi sul lato sano, tieni un cuscino tra le ginocchia, perché la gamba di sopra non scivoli verso l’interno;
  • prova a dormire sulla schiena, con un cuscino sotto le ginocchia se ti è più comodo.

Durante il giorno evita di accavallare le gambe e di stare a lungo con il peso su un fianco, e scegli sedie non troppo basse, che anche l’NHS sconsiglia in caso di dolore all’anca (NHS, Hip pain in adults).

Trocanterite, esercizi ed educazione, cosa dice il trial LEAP

Lo studio più importante è il trial LEAP, pubblicato sul BMJ nel 2018. Ha coinvolto 204 persone tra 35 e 70 anni con tendinopatia dei glutei confermata dalla risonanza e dolore da oltre tre mesi, divise in tre gruppi (Mellor et al., 2018):

  • educazione su come gestire il carico sul tendine, più esercizi di rinforzo dei glutei e di controllo dell’anca, in 14 sedute in otto settimane e con esercizi a casa ogni giorno;
  • una sola infiltrazione di cortisone;
  • attesa, con una sola seduta di informazioni e rassicurazione.

A otto settimane si sentiva molto migliorato il 77% del gruppo con esercizio ed educazione, il 58% di chi aveva fatto l’infiltrazione e il 29% di chi aveva atteso. A un anno le percentuali erano 78%, 57% e 52%. L’esercizio restava quindi avanti sia all’infiltrazione sia all’attesa, mentre la distanza tra infiltrazione e attesa si era molto ridotta. Nessuno ha riportato effetti avversi gravi (Mellor et al., 2018).

Una revisione sistematica del 2024 su sei studi e oltre 700 pazienti ha confermato il quadro, concludendo che l’esercizio va raccomandato come trattamento di prima scelta (Kjeldsen et al., 2024). Quali esercizi fare, e con quale carico iniziare, si decide sulla persona, aumentando la difficoltà man mano che il tendine la tollera.

Infiltrazione di cortisone, quando ha senso

L’infiltrazione funziona nel breve periodo, ma l’effetto non dura. In un trial olandese nella medicina di base, a tre mesi era guarito il 55% di chi aveva fatto l’infiltrazione contro il 34% di chi aveva seguito le cure abituali. A un anno le percentuali erano praticamente uguali, 61% e 60% (Brinks et al., 2011). Nel trial LEAP, a un anno, chi aveva fatto l’infiltrazione aveva un dolore simile a chi aveva fatto esercizio, ma si sentiva migliorato meno spesso (Mellor et al., 2018).

Può quindi avere un ruolo quando il dolore è molto forte e impedisce di iniziare l’esercizio, ma non sostituisce il lavoro sul tendine. La decisione va presa con il medico.

Onde d’urto, Tecar e altre terapie passive

Le onde d’urto sono la terapia passiva più studiata in questa condizione. Una meta-analisi del 2024 su otto studi randomizzati ha trovato un dolore un po’ più basso a due-quattro mesi rispetto ad altri trattamenti, con un miglioramento della funzione a sei mesi che però non raggiungeva una differenza percepibile dal paziente. Sette studi su otto erano ad alto rischio di errore, e gli autori invitano alla prudenza (Rhim et al., 2024). In uno studio del 2009 su 229 persone, assegnate ai gruppi in sequenza e non per sorteggio, le onde d’urto erano avanti a quattro mesi, mentre a 15 mesi erano alla pari con gli esercizi a casa (74% e 80% di successi) ed entrambi superavano l’infiltrazione, ferma al 48% (Rompe et al., 2009). In sintesi possono essere un’opzione in più, non la base del percorso.

Per Tecar, ultrasuoni e laser mancano studi di buona qualità che ne mostrino un beneficio nella trocanterite. Per questo non vanno considerati un rimedio. La stessa Grimaldi, in un lavoro del 2025, invita a superare l’idea che riposo e trattamenti antinfiammatori siano la prima scelta e a puntare su educazione, gestione del carico ed esercizio progressivo (Grimaldi et al., 2025).

Farmaci

Per il dolore all’anca l’NHS indica il paracetamolo o l’ibuprofene in gel, e l’ibuprofene in compresse se serve (NHS, Hip pain in adults). Aiutano nei periodi peggiori, ma non trattano la causa. Prima di usarli in modo continuativo parlane con il medico, soprattutto se hai problemi di stomaco, reni o pressione.

Quanto dura la trocanterite

Di solito è un disturbo che dura mesi. Nel trial LEAP i partecipanti avevano dolore da più di tre mesi, e nel gruppo che aveva solo atteso circa la metà si sentiva molto migliorata dopo un anno (Mellor et al., 2018). Nel trial olandese, a un anno, era guarito circa il 60% delle persone, con o senza infiltrazione (Brinks et al., 2011). Nel LEAP, chi aveva seguito esercizio ed educazione si sentiva migliorato più spesso e prima degli altri gruppi.

E la chirurgia?

È riservata ai pochi casi che non rispondono a mesi di trattamento conservativo ben fatto (Grimaldi et al., 2015). Se si sospetta una rottura del tendine, per esempio con una zoppia marcata, la risonanza aiuta a capire la situazione prima di qualsiasi decisione chirurgica (Bird et al., 2001).

Segnali d’allarme, quando serve il medico

Le indicazioni che seguono si basano su quelle del servizio sanitario inglese (NHS, Hip pain in adults).

Pronto soccorso o 118 subito quando dopo una caduta o un altro trauma:

  • l’anca fa molto male;
  • non riesci a camminare o a caricare la gamba;
  • la gamba o l’anca formicolano o hanno perso sensibilità.

Non metterti alla guida, fatti accompagnare o chiama un’ambulanza.

Medico in giornata se l’anca è gonfia e calda, se la pelle intorno ha cambiato colore, se ti senti male e hai febbre o brividi, oppure se un dolore forte è iniziato all’improvviso senza alcun trauma.

Medico nei prossimi giorni quando il dolore ti blocca nella vita di tutti i giorni o di notte, quando peggiora o si ripresenta spesso, quando due settimane di cure a casa non lo hanno migliorato, oppure quando la rigidità del mattino dura oltre trenta minuti.

Domande frequenti

Devo stare a riposo con la trocanterite? No, il riposo completo non aiuta il tendine. Conviene ridurre per un po’ le attività che scatenano il dolore, come lunghe camminate in salita o molte scale, e intanto iniziare esercizi graduali (Grimaldi et al., 2025).

Gli allungamenti della bandelletta e dei glutei servono? Con cautela. Molti allungamenti per il lato dell’anca portano la coscia verso l’interno, cioè proprio nella posizione che comprime i tendini (Grimaldi et al., 2015). Meglio farseli indicare da chi ti segue.

Serve un’ecografia o una risonanza? Non sempre. La diagnosi è soprattutto clinica, e ecografia o risonanza diventano utili se i sintomi lasciano dubbi, se si sospetta una rottura del tendine o prima di valutare un intervento (Grimaldi et al., 2017; Bird et al., 2001).

Cosa puoi fare adesso

Comincia dalle cose semplici, cioè niente gambe accavallate, peso distribuito su entrambe le anche e un cuscino tra le ginocchia per la notte. Se compare un segnale d’allarme, rivolgiti subito al medico. Se il dolore dura da settimane o ti sveglia di notte, sappi che gli studi indicano nel lavoro graduale sui glutei la strada più efficace, e che conviene impostarlo con chi può valutarti di persona. Il mio profilo professionale è nella pagina autore del sito.

Quello che leggi qui è materiale divulgativo, utile per capire il disturbo, ma la diagnosi del tuo dolore al fianco resta compito di chi ti visita.

Fonti

  • Mellor R et al. Education plus exercise versus corticosteroid injection use versus a wait and see approach on global outcome and pain from gluteal tendinopathy: prospective, single blinded, randomised clinical trial. BMJ, 2018. doi:10.1136/bmj.k1662
  • Grimaldi A et al. Gluteal tendinopathy: a review of mechanisms, assessment and management. Sports Medicine, 2015. doi:10.1007/s40279-015-0336-5
  • Grimaldi A et al. Utility of clinical tests to diagnose MRI-confirmed gluteal tendinopathy in patients presenting with lateral hip pain. British Journal of Sports Medicine, 2017. doi:10.1136/bjsports-2016-096175
  • Grimaldi A et al. Gluteal tendinopathy masterclass: refuting the myths and engaging with the evidence. Musculoskeletal Science and Practice, 2025. doi:10.1016/j.msksp.2025.103253
  • Bird PA et al. Prospective evaluation of magnetic resonance imaging and physical examination findings in patients with greater trochanteric pain syndrome. Arthritis & Rheumatism, 2001. doi:10.1002/1529-0131(200109)44:9<2138::AID-ART367>3.0.CO;2-M
  • Long SS et al. Sonography of greater trochanteric pain syndrome and the rarity of primary bursitis. American Journal of Roentgenology, 2013. doi:10.2214/AJR.12.10038
  • Segal NA et al. Greater trochanteric pain syndrome: epidemiology and associated factors. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 2007. doi:10.1016/j.apmr.2007.04.014
  • Rompe JD et al. Home training, local corticosteroid injection, or radial shock wave therapy for greater trochanter pain syndrome. American Journal of Sports Medicine, 2009. doi:10.1177/0363546509334374
  • Brinks A et al. Corticosteroid injections for greater trochanteric pain syndrome: a randomized controlled trial in primary care. Annals of Family Medicine, 2011. doi:10.1370/afm.1232
  • Kjeldsen T et al. Exercise compared to a control condition or other conservative treatment options in patients with Greater Trochanteric Pain Syndrome: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Physiotherapy, 2024. doi:10.1016/j.physio.2024.01.001
  • Rhim HC et al. Extracorporeal shockwave therapy for greater trochanteric pain syndrome: a systematic review with meta-analysis of randomized clinical trials. JBJS Reviews, 2024. doi:10.2106/JBJS.RVW.24.00091
  • NHS. Hip pain in adults, revisione del 20 novembre 2025. nhs.uk/symptoms/hip-pain

Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore