Ernia cervicale, cosa succede quando un disco del collo preme sul nervo
Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 04/11/2026
“La risonanza dice ernia C6-C7. Ho il braccio che brucia fino alle dita e ho paura di dovermi operare. Che cosa mi aspetta?” Nella maggior parte dei casi l’ernia cervicale migliora con il tempo, anche se servono pazienza e qualche mese. Qui trovi cosa dicono gli studi sui sintomi, sulle cure e sui tempi, e quali segnali invece non vanno lasciati correre.
Quando non aspettare. Se le mani diventano goffe e fai fatica con bottoni, chiavi o scrittura, se cammini in modo instabile o cadi più spesso, se compaiono disturbi nel controllo di vescica o intestino, oppure se il dolore è iniziato dopo un incidente o una caduta importante, fatti valutare dal medico in tempi brevi, o in pronto soccorso se i disturbi sono forti o peggiorano in fretta. Possono indicare una sofferenza del midollo, non solo del nervo. L’elenco completo dei segnali è nella parte finale della guida.
Che cos’è l’ernia cervicale
Fra una vertebra e l’altra del collo c’è un disco, con un anello fibroso esterno e un nucleo più morbido. Si parla di ernia del disco cervicale quando parte del disco esce dal suo contorno e tocca la radice di un nervo, il tratto in cui il nervo lascia la colonna per scendere verso spalla, braccio e mano.
Quando la radice viene irritata o compressa compare la radicolopatia cervicale, che in Italia molti chiamano cervicobrachialgia. Il meccanismo è simile a quello dell’ernia del disco lombare, con la differenza che il dolore scende nel braccio invece che nella gamba.
In uno studio di popolazione condotto a Rochester, negli Stati Uniti, su 561 persone con radicolopatia cervicale, un’ernia confermata era la causa nel 21,9% dei casi, mentre nel 68,4% c’entravano l’artrosi delle vertebre, il disco o entrambi (Radhakrishnan et al., 1994).
Chi ne soffre e perché
Nello stesso studio la radicolopatia colpiva ogni anno circa 83 persone ogni 100.000, con un picco tra i 50 e i 54 anni e un po’ più spesso negli uomini. Solo nel 14,8% dei casi c’era stato uno sforzo o un trauma prima dei sintomi (Radhakrishnan et al., 1994).
In uno studio giapponese su 1.211 volontari senza alcun disturbo, la risonanza mostrava un disco sporgente nell’87,6% dei casi, e già tra i ventenni era presente in circa tre persone su quattro (Nakashima et al., 2015). Per questo un referto che parla di ernia o di protrusione discale va sempre letto insieme ai sintomi.
Ernia cervicale, i sintomi
Di solito l’ernia del collo si fa sentire così:
- dolore al collo, spesso con rigidità, che può arrivare alla scapola;
- dolore che scende lungo il braccio, a volte descritto come bruciore o scossa;
- formicolio o intorpidimento in una zona precisa dell’avambraccio e della mano;
- debolezza di alcuni muscoli del braccio, per esempio nello stringere o nello spingere;
- dolore che aumenta con alcuni movimenti del collo, come girare la testa e guardare in alto dal lato che fa male.
Ernia cervicale C5-C6 e C6-C7
Le sigle indicano tra quali vertebre si trova il disco, e fra C5 e C6 esce di solito la radice C6, fra C6 e C7 la C7. A Rochester la radice più colpita era la C7, seguita dalla C6 (Radhakrishnan et al., 1994). In linea generale la radice C6 dà fastidi più verso il pollice, la C7 più verso il dito medio, ma la distribuzione varia da persona a persona e la valutazione clinica conta più della sigla.
Un formicolio al braccio può nascere anche da un nervo intrappolato più in basso, come spiegano gli articoli sul formicolio al braccio sinistro, sul formicolio al mignolo e sulla sindrome del tunnel cubitale.
Ernia o mielopatia, una differenza importante
Di solito l’ernia cervicale disturba una sola radice e dà sintomi in un braccio. Più raramente il disco, insieme all’artrosi, restringe il canale e comprime il midollo spinale. Si parla allora di mielopatia cervicale degenerativa, che si vede soprattutto dopo i 50 anni (Davies et al., 2018).
Le mani perdono precisione, abbottonare una camicia, usare le chiavi o scrivere sul telefono diventa difficile, l’equilibrio peggiora e si cade più spesso. Possono comparire intorpidimento in entrambe le mani e disturbi di vescica o intestino. La revisione pubblicata sul BMJ raccomanda in questi casi una risonanza e una valutazione specialistica rapida, perché una diagnosi tardiva può lasciare disturbi permanenti (Davies et al., 2018).
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi nasce dalle domande e dall’esame di forza, sensibilità e riflessi del braccio. Una revisione aggiornata nel 2026 ha raccolto 8 studi sui test clinici. Il test di Spurling, che inclina e carica il collo verso il lato dolente, quando è positivo depone con buona probabilità per una radicolopatia, mentre i test di tensione del nervo del braccio sono utili soprattutto per escluderla se tutti negativi. Gli autori giudicano però molto bassa la certezza delle prove (Thoomes et al., 2026).
La risonanza serve a vedere ernia, radice e midollo, e la decide il medico, soprattutto se il dolore non migliora, se c’è una debolezza che aumenta o se si valuta un intervento.
Ernia cervicale, cosa fare
Nelle prime settimane conta soprattutto non fermarsi del tutto. Per il dolore al collo l’NHS consiglia di continuare a muovere il collo, di usare un cuscino basso e compatto e di provare calore o freddo, e spiega che la maggior parte dei dolori cervicali dura qualche settimana (NHS, Neck pain).
- Muovi il collo con calma nei limiti del fastidio, senza forzare i movimenti che fanno scendere il dolore nel braccio.
- Alterna spesso le posizioni davanti al computer o al telefono.
- Evita guida e bicicletta finché non riesci a girare la testa in sicurezza, come raccomanda l’NHS.
Il collare serve?
L’NHS sconsiglia il collare per il comune dolore al collo, salvo diversa indicazione del medico (NHS, Neck pain). Per la radicolopatia appena iniziata esiste però uno studio olandese su 205 persone con meno di un mese di sintomi. Chi era in attesa senza cure specifiche vedeva calare il dolore al braccio di 19 millimetri su una scala da 100 in sei settimane, e sia un collare semirigido con riposo sia la fisioterapia con esercizi a casa davano circa 12 millimetri di riduzione in più (Kuijper et al., 2009). Il collare resta quindi una scelta da concordare con il medico per un periodo breve, e la fisioterapia ha dato un beneficio simile senza immobilizzare il collo.
Cosa prendere per il dolore
Chiedi sempre al medico o al farmacista. Per l’ernia del disco l’NHS indica che gli antinfiammatori come l’ibuprofene possono aiutare, presi con regolarità entro la dose massima giornaliera, e avverte che i farmaci con codeina danno dipendenza e vanno usati solo per pochi giorni. Per il dolore più forte il medico può proporre per un breve periodo un antidolorifico più potente, un miorilassante o un’infiltrazione (NHS, Slipped disc).
Ernia cervicale, esercizi
Il programma giusto si sceglie dopo la valutazione. Alcuni esempi comuni da cui partire, sempre senza aumentare il dolore nel braccio:
- retrazione del mento, seduto con la schiena appoggiata, portando il mento indietro come per fare il doppio mento, tenendo qualche secondo e rilasciando;
- rotazioni lente, girando la testa a destra e a sinistra fin dove il movimento resta comodo;
- avvicinamento delle scapole, con le braccia lungo i fianchi, portando le scapole indietro e in basso senza alzare le spalle;
- camminata quotidiana.
Se un esercizio fa scendere il dolore o il formicolio più in basso nel braccio, fermati e parlane con chi ti segue.
Ernia cervicale, quanto dura
Una revisione sistematica sul decorso ha trovato solo tre studi di buona qualità. Il dolore iniziale è spesso intenso, ma il miglioramento più importante arriva di solito nei primi 4-6 mesi, e circa l’83% delle persone recupera del tutto in un periodo che va da 2 a 3 anni (Wong et al., 2014).
A Rochester, dopo un’osservazione di quasi cinque anni in media, il 90% delle persone non aveva più disturbi o li aveva in forma lieve. Nello stesso periodo però il problema si era ripresentato nel 31,7% dei casi (Radhakrishnan et al., 1994). Le ricadute, quindi, sono possibili.
Il lavoro del fisioterapista
All’inizio il fisioterapista verifica se il dolore nasce davvero dalla radice del collo, controlla forza, sensibilità e riflessi e cerca i segni di mielopatia. Poi imposta esercizi per collo e spalle e un ritorno graduale alle attività.
In uno studio americano su 86 persone, aggiungere agli esercizi una trazione meccanica del collo riduceva la disabilità a 6 e 12 mesi rispetto ai soli esercizi (Fritz et al., 2014). È però un singolo studio.
Tecar, laser, ultrasuoni e altre terapie passive vengono proposte spesso anche per l’ernia cervicale, ma non ci sono prove solide che funzionino da sole. Al massimo possono affiancare l’esercizio.
Ernia cervicale, l’intervento
L’intervento più usato toglie il disco che comprime la radice e unisce le due vertebre. Si valuta quando il dolore resta forte nonostante le cure, quando c’è una debolezza importante o in aumento, oppure quando c’è una mielopatia.
In uno studio svedese 63 persone sono state assegnate a caso all’intervento seguito da fisioterapia oppure alla sola fisioterapia. A due anni la disabilità non era diversa tra i gruppi e nemmeno il dolore al braccio, mentre il dolore al collo era migliorato di più dopo l’intervento (Engquist et al., 2013). Dopo 5-8 anni chi era stato operato riferiva meno disabilità e meno dolore al collo, il dolore al braccio non era diverso in modo significativo ed entrambi i gruppi erano migliorati rispetto all’inizio (Engquist et al., 2017). Gli autori raccomandano di provare un programma strutturato di fisioterapia prima di scegliere l’intervento.
Uno studio olandese su 141 persone, non randomizzato, ha trovato in due anni un calo del dolore più marcato in chi aveva scelto l’intervento insieme allo specialista (Gül et al., 2025). La scelta resta personale.
Segnali d’allarme, quando serve il medico
Rapidamente, dal medico o al pronto soccorso (meglio farsi accompagnare):
- mani goffe, difficoltà con bottoni, chiavi o scrittura, o intorpidimento di entrambe le mani (Davies et al., 2018);
- passo instabile, perdita di equilibrio o cadute frequenti;
- disturbi nel controllo di vescica o intestino;
- debolezza del braccio che aumenta di giorno in giorno;
- dolore al collo comparso dopo un incidente stradale o una caduta importante (NHS, Slipped disc).
Dal medico di famiglia se gli antidolorifici non aiutano, se il dolore non migliora dopo qualche settimana, se hai febbre, se dimagrisci senza motivo o se il dolore aumenta di notte (NHS, Slipped disc), oppure se hai formicolii al braccio insieme al dolore al collo (NHS, Neck pain).
Domande frequenti
L’ernia cervicale può dare mal di testa e giramenti? Il mal di testa può accompagnare il dolore al collo, come spieghiamo nella guida sul mal di testa da cervicale. Le vertigini hanno molte cause e vanno valutate dal medico.
Il colpo di frusta può causare un’ernia cervicale? Di solito il colpo di frusta interessa muscoli e legamenti, e un incidente stradale con dolore al collo va comunque fatto valutare dal medico.
Che differenza c’è con la cervicale infiammata o il torcicollo? Se dolore e formicolio non scendono nel braccio si tratta più spesso di un disturbo comune del collo, come spiegano gli articoli sulla cervicale infiammata e sul torcicollo.
Cosa puoi fare adesso
Prendi nota per qualche giorno di dove arriva il dolore nel braccio, quali dita formicolano, quali movimenti del collo lo fanno peggiorare e se hai notato cambiamenti nella forza o nella precisione delle mani. Sono le informazioni più utili per chi ti visiterà, insieme al referto. Intanto resta attivo con gradualità e tieni d’occhio i segnali elencati sopra. Il profilo dell’autore, con studi e attività di ricerca, è nella pagina di Paolo Torneri.
Questo testo non sostituisce la visita, perché ogni ernia va inquadrata nella storia della singola persona.
Fonti
- Radhakrishnan K, Litchy WJ, O’Fallon WM, Kurland LT. Epidemiology of cervical radiculopathy. A population-based study from Rochester, Minnesota, 1976 through 1990. Brain, 1994. doi:10.1093/brain/117.2.325
- Nakashima H et al. Abnormal findings on magnetic resonance images of the cervical spines in 1211 asymptomatic subjects. Spine, 2015. doi:10.1097/BRS.0000000000000775
- Davies BM, Mowforth OD, Smith EK, Kotter MR. Degenerative cervical myelopathy. BMJ, 2018. doi:10.1136/bmj.k186
- Thoomes EJ et al. Diagnostic accuracy of physical examination tests for painful cervical radiculopathy: update of a systematic review and meta-analysis. BMC Musculoskeletal Disorders, 2026. doi:10.1186/s12891-026-09551-0
- Kuijper B et al. Cervical collar or physiotherapy versus wait and see policy for recent onset cervical radiculopathy: randomised trial. BMJ, 2009. doi:10.1136/bmj.b3883
- Wong JJ, Côté P, Quesnele JJ, Stern PJ, Mior SA. The course and prognostic factors of symptomatic cervical disc herniation with radiculopathy: a systematic review of the literature. The Spine Journal, 2014. doi:10.1016/j.spinee.2014.02.032
- Fritz JM, Thackeray A, Brennan GP, Childs JD. Exercise only, exercise with mechanical traction, or exercise with over-door traction for patients with cervical radiculopathy: a randomized clinical trial. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2014. doi:10.2519/jospt.2014.5065
- Engquist M et al. Surgery versus nonsurgical treatment of cervical radiculopathy: a prospective, randomized study comparing surgery plus physiotherapy with physiotherapy alone with a 2-year follow-up. Spine, 2013. doi:10.1097/BRS.0b013e31829ff095
- Engquist M et al. A 5- to 8-year randomized study on the treatment of cervical radiculopathy: anterior cervical decompression and fusion plus physiotherapy versus physiotherapy alone. Journal of Neurosurgery: Spine, 2017. doi:10.3171/2016.6.SPINE151427
- Gül A et al. The CASINO trial: surgical versus conservative management in patients with cervical radiculopathy due to intervertebral disc herniation: a prospective cohort study. European Spine Journal, 2025. doi:10.1007/s00586-025-09045-y
- NHS. Neck pain, revisione del 27 aprile 2023. nhs.uk/conditions/neck-pain
- NHS. Slipped disc, revisione del 24 aprile 2024. nhs.uk/conditions/slipped-disc
Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore