Spalla congelata, perché la spalla si blocca e come si scioglie
Scritto da Dott. Paolo Torneri, fisioterapista, F3 Centro di Fisioterapia, San Martino Buon Albergo (VR) · Pubblicato il 08/11/2026
“Non riesco più ad allacciarmi il reggiseno e la notte mi sveglio dal male. Non ho preso nessuna botta, cosa è successo alla mia spalla?” Domande come questa descrivono bene la spalla congelata, che i medici chiamano capsulite adesiva. È un problema lungo e a volte frustrante, ma a distanza di qualche anno più della metà delle persone ha una spalla normale o quasi, e chi conserva qualche disturbo di solito lo ha lieve. In questa guida trovi come riconoscerla, perché compare, quanto dura secondo gli studi e quali cure hanno prove a favore.
Quando non aspettare. Un dolore alla spalla sinistra che arriva insieme a un peso o una stretta al petto, al fiato corto o alla sudorazione può essere un infarto, e in quel caso si chiama subito il 118. Chiedi invece una visita medica in giornata se la spalla ha cambiato forma dopo una caduta, se è calda e gonfia con febbre o se il braccio ha perso sensibilità. L’elenco completo è più sotto, nei segnali d’allarme.
Cos’è la capsulite adesiva della spalla
La spalla è circondata da una capsula, una specie di manicotto di tessuto che avvolge l’articolazione. Nella capsulite adesiva questo tessuto prima si infiamma e poi si ispessisce e si accorcia, così la spalla fa male e si irrigidisce (NHS, Frozen shoulder). In inglese si chiama frozen shoulder, da cui il nome italiano di spalla congelata.
Spalla congelata o periartrite?
“Periartrite scapolo-omerale” è un termine vecchio e generico, usato per molti dolori di spalla diversi. Nell’articolo sulla periartrite trovi come viene usato di solito. La capsulite adesiva è invece un problema preciso, in cui la spalla perde movimento in tutte le direzioni.
Spalla congelata, i sintomi
I due sintomi principali sono il dolore e la rigidità. Il dolore spesso peggiora di notte e disturba il sonno, mentre la rigidità rende difficili i movimenti di tutti i giorni (NHS, Frozen shoulder). Nella vita pratica questo vuol dire, ad esempio, fare fatica a:
- pettinarsi o lavarsi i capelli;
- portare la mano dietro la schiena, per infilare una giacca o allacciare il reggiseno;
- prendere qualcosa da uno scaffale alto;
- dormire sul lato della spalla che fa male.
Come si distingue dalla tendinite
La tendinite della cuffia dei rotatori può dare un dolore simile, anche notturno. La differenza sta nel movimento. Nel dolore dei tendini la spalla di solito si lascia muovere del tutto quando è un’altra persona a sollevare il braccio, mentre nella capsulite anche il movimento passivo è bloccato, soprattutto la rotazione verso l’esterno (Kulkarni et al., 2015). Se il tuo quadro somiglia di più a un dolore dei tendini, leggi la guida sulla tendinite della spalla.
Le cause della capsulite adesiva
Spesso una causa precisa non si trova. L’NHS indica come fattori un trauma o un intervento che hanno tenuto il braccio fermo, e il diabete (NHS, Frozen shoulder). Riguarda soprattutto le persone di mezza età. In uno studio inglese su 223 persone l’età media di inizio era 53 anni e le donne erano più colpite degli uomini, con un rapporto di 1,6 a 1 (Hand et al., 2008).
Il legame con il diabete
Una meta-analisi di 18 studi ha calcolato che chi ha il diabete ha circa 5 volte più probabilità di sviluppare una capsulite adesiva. La capsulite riguardava circa il 13% delle persone con diabete, e tra le persone con capsulite circa 3 su 10 avevano il diabete (Zreik et al., 2016). Per questo, se hai una spalla congelata e non fai controlli della glicemia da tempo, è ragionevole parlarne con il medico di base.
Quanto dura la spalla congelata
Su internet si legge spesso che la spalla congelata passa per tre fasi, una dolorosa, una rigida e una di “scongelamento”, e che alla fine guarisce da sola. Le cose sono un po’ diverse. Una revisione sistematica del 2017 ha cercato le prove di questa idea e non le ha trovate. Senza cure la spalla migliora, ma non sempre del tutto, e la maggior parte del miglioramento arriva nei primi mesi e non alla fine (Wong et al., 2017).
I dati sul lungo periodo sono comunque rassicuranti. Nello studio inglese già citato, a una media di 4,4 anni dall’inizio dei sintomi il 59% delle persone aveva una spalla normale o quasi. Il restante 41% riferiva ancora qualche disturbo, quasi sempre lieve, e solo il 6% aveva un dolore importante con limitazioni. Chi partiva con i sintomi più forti tendeva ad avere un risultato peggiore (Hand et al., 2008). L’NHS parla di un recupero che può richiedere mesi o anni (NHS, Frozen shoulder).
Cosa fare a casa
L’NHS suggerisce di continuare a muovere la spalla con delicatezza, evitando i movimenti che fanno più male, di applicare una borsa calda avvolta in un asciugamano per non più di 20 minuti alla volta e di non inventarsi esercizi pesanti, ad esempio con gli attrezzi della palestra (NHS, Frozen shoulder).
Esercizi per la capsulite adesiva, dolci e senza forzare
Uno studio olandese su 77 persone ha confrontato due approcci. Un gruppo faceva fisioterapia intensa con stretching passivo e mobilizzazioni spinte, l’altro esercizi leggeri entro il limite del dolore. Dopo due anni l’89% del secondo gruppo aveva una spalla normale o quasi senza dolore, contro il 63% del gruppo con stretching intenso (Diercks e Stevens, 2004). Lo studio non era randomizzato, quindi il dato va preso con prudenza, ma suggerisce di muovere la spalla senza combattere il dolore.
Ecco alcuni esempi di esercizi semplici, da fare con calma e da sospendere se il dolore resta più alto anche nelle ore successive.
- Pendolo. In piedi, appoggia la mano sana su un tavolo e piega un po’ il busto in avanti. Lascia pendere il braccio dolente, rilassato, e fallo oscillare piano avanti e indietro e poi in piccoli cerchi, usando il movimento del corpo più che i muscoli della spalla.
- Scivolamento sul tavolo. Seduto di fianco a un tavolo, appoggia l’avambraccio su un asciugamano e fallo scivolare in avanti piegando il busto, fin dove la spalla lo permette senza fitte, poi torna indietro.
- Rotazione con il bastone. Sdraiato a pancia in su, gomiti piegati a 90 gradi e vicini ai fianchi, tieni un bastone con le due mani. Con la mano sana spingi piano il bastone in modo che l’avambraccio dolente ruoti verso l’esterno, tieni qualche secondo e torna.
- Dita sul muro. Di fronte a una parete, fai salire le dita lungo il muro come se camminassero, fino a un punto comodo, e poi scendi.
Cosa prendere per il dolore
Chiedi sempre consiglio al medico o al farmacista. L’NHS propone di partire dal paracetamolo preso a orari regolari, entro la dose giornaliera indicata, e di provare un antinfiammatorio come l’ibuprofene se non basta, sospendendolo se non dà beneficio. Antidolorifici più forti si usano di solito per poco tempo per via degli effetti collaterali (NHS, Frozen shoulder).
Le cure, cosa dicono gli studi
L’infiltrazione di cortisone
Tra tutte le cure studiate, l’infiltrazione di cortisone dentro l’articolazione è quella con i risultati più chiari nel breve periodo. Una meta-analisi di 65 studi randomizzati, con più di 4.000 persone, l’ha trovata superiore alle altre opzioni per dolore e funzione nelle prime 12 settimane. Aggiungere esercizi a casa e fisioterapia all’infiltrazione sembrava dare un beneficio in più nei mesi successivi (Challoumas et al., 2020). La revisione Cochrane sulla terapia manuale e l’esercizio va nella stessa direzione. A sette settimane il successo del trattamento era riferito dal 77% delle persone con infiltrazione e dal 46% di quelle con sola terapia manuale ed esercizio, mentre a 6 e 12 mesi le differenze non erano più importanti (Page et al., 2014). L’infiltrazione la decide e la esegue il medico.
Il ruolo del fisioterapista
Il fisioterapista conferma che il quadro sia compatibile con una capsulite, controlla che non ci siano segnali d’allarme e valuta il collo, perché a volte un dolore che sembra di spalla nasce dalla cervicale (ne parla la guida sull’ernia cervicale). Poi imposta esercizi adatti al momento, più delicati quando il dolore domina e più orientati al movimento quando cala. Per l’NHS la fisioterapia dura di solito almeno 6 settimane, con un numero di sedute che dipende da come risponde la spalla (NHS, Frozen shoulder).
Tecar, laser e altre terapie fisiche
Una revisione Cochrane ha raccolto 19 studi sulle terapie fisiche. Il laser a bassa intensità aggiunto all’esercizio ha mostrato un beneficio con prove di qualità moderata, ma da un solo studio. Per ultrasuoni, diatermia e le altre apparecchiature le prove erano di qualità bassa o molto bassa, e non è chiaro se aggiungano qualcosa all’esercizio (Page et al., 2014). La Tecar non ha studi solidi sulla capsulite. Queste terapie possono al massimo affiancare l’esercizio, senza sostituirlo.
Idrodilatazione
Nell’idrodilatazione il medico inietta nell’articolazione una soluzione salina con cortisone per distendere la capsula. Secondo la revisione Cochrane dà un beneficio a breve termine su dolore, movimento e funzione, ma non è chiaro se sia migliore delle alternative (Buchbinder et al., 2008).
Manipolazione in anestesia e chirurgia
Quando la spalla resta bloccata, si può proporre la manipolazione in anestesia, in cui il chirurgo muove la spalla per stirare e rompere la capsula rigida, oppure il rilascio artroscopico, in cui la capsula viene tagliata. Lo studio inglese UK FROST ha confrontato queste due procedure con una fisioterapia precoce e strutturata, 12 sedute in 12 settimane con esercizi a casa e un’infiltrazione di cortisone. Su 503 persone, a un anno nessuna delle tre strade era superiore alle altre in modo clinicamente importante. Il rilascio artroscopico ha avuto più eventi avversi seri, otto contro due della manipolazione (Rangan et al., 2020). La chirurgia resta quindi un’opzione per casi selezionati, da discutere con l’ortopedico.
Segnali d’allarme
Una spalla rigida e dolorosa raramente è un’emergenza. Chiama subito il 118 se il dolore al braccio o alla spalla si accompagna a un dolore al petto che stringe o si allarga verso braccia, collo o mandibola, o a una forte difficoltà a respirare (NHS, Heart attack).
Chiedi una visita urgente al medico se (NHS, Shoulder pain):
- il dolore alla spalla è improvviso o molto forte;
- non riesci a muovere il braccio;
- la spalla o il braccio hanno cambiato forma o sono molto gonfi;
- hai formicolii che non passano o non senti più il braccio;
- il braccio o la spalla sono caldi o freddi al tatto;
- il dolore è iniziato dopo una caduta o un incidente;
- compare un dolore forte a tutte e due le spalle;
- hai febbre o ti senti male in generale.
Senti il medico di base se il dolore e la rigidità non passano o se il dolore è tale da rendere difficile muovere braccio e spalla (NHS, Frozen shoulder).
Domande frequenti
La spalla congelata può venire anche all’altra spalla? Sì, può succedere. Nello studio di Hand e colleghi il 20% delle persone ha avuto sintomi a entrambe le spalle, mentre non si sono visti casi di ritorno nella stessa spalla.
Devo tenere il braccio fermo finché passa? No. L’NHS consiglia di continuare a muoverlo con delicatezza, evitando solo i movimenti che fanno più male, e un braccio tenuto fermo a lungo è anche uno dei fattori che possono favorire la capsulite.
Cosa puoi fare adesso
Nei prossimi giorni muovi la spalla poco e spesso, con esercizi dolci che non lasciano dolore nelle ore successive, e prova la borsa calda prima di farli. Annota quando è cominciato il dolore, quali gesti sono diventati difficili, come dormi e se hai il diabete. Questi appunti aiuteranno il medico o il fisioterapista a inquadrare la situazione, se la spalla non migliora o se compare uno dei segnali descritti. Il profilo di chi ha scritto questa guida è sulla pagina di Paolo Torneri.
Questa guida offre informazioni generali sulla capsulite adesiva e non sostituisce la visita di un professionista che conosce la tua storia.
Fonti
- Rangan A, Brealey SD, Keding A et al. Management of adults with primary frozen shoulder in secondary care (UK FROST): a multicentre, pragmatic, three-arm, superiority randomised clinical trial. Lancet, 2020. doi:10.1016/S0140-6736(20)31965-6
- Challoumas D, Biddle M, McLean M, Millar NL. Comparison of treatments for frozen shoulder: a systematic review and meta-analysis. JAMA Network Open, 2020. doi:10.1001/jamanetworkopen.2020.29581
- Page MJ, Green S, Kramer S et al. Manual therapy and exercise for adhesive capsulitis (frozen shoulder). Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014. doi:10.1002/14651858.CD011275
- Page MJ, Green S, Kramer S et al. Electrotherapy modalities for adhesive capsulitis (frozen shoulder). Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014. doi:10.1002/14651858.CD011324
- Buchbinder R, Green S, Youd JM et al. Arthrographic distension for adhesive capsulitis (frozen shoulder). Cochrane Database of Systematic Reviews, 2008. doi:10.1002/14651858.CD007005
- Hand C, Clipsham K, Rees JL, Carr AJ. Long-term outcome of frozen shoulder. Journal of Shoulder and Elbow Surgery, 2008. doi:10.1016/j.jse.2007.05.009
- Wong CK, Levine WN, Deo K et al. Natural history of frozen shoulder: fact or fiction? A systematic review. Physiotherapy, 2017. doi:10.1016/j.physio.2016.05.009
- Diercks RL, Stevens M. Gentle thawing of the frozen shoulder: a prospective study of supervised neglect versus intensive physical therapy in seventy-seven patients with frozen shoulder syndrome followed up for two years. Journal of Shoulder and Elbow Surgery, 2004. doi:10.1016/j.jse.2004.03.002
- Zreik NH, Malik RA, Charalambous CP. Adhesive capsulitis of the shoulder and diabetes: a meta-analysis of prevalence. Muscles, Ligaments and Tendons Journal, 2016. doi:10.11138/mltj/2016.6.1.026
- Kulkarni R, Gibson J, Brownson P et al. Subacromial shoulder pain. Shoulder & Elbow, 2015. doi:10.1177/1758573215576456
- NHS. Frozen shoulder, revisione del 24 giugno 2024. nhs.uk/conditions/frozen-shoulder
- NHS. Shoulder pain, revisione del 22 maggio 2023. nhs.uk/symptoms/shoulder-pain
- NHS. Heart attack, revisione del 31 marzo 2026. nhs.uk/conditions/heart-attack
Paolo Torneri è fisioterapista, laureato in Fisioterapia all’Università di Verona nel 2020, e lavora al F3 Centro di Fisioterapia, Riabilitazione e Postura di San Martino Buon Albergo (VR). Si occupa di disturbi muscoloscheletrici ed è ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze dell’Università di Verona. È autore di quattro libri di fisioterapia per FisioScience, collabora come divulgatore con la Gazzetta dello Sport ed è docente. Pagina autore